Come si dà il nome ad una specie botanica?

La scoperta di una nuova specie può avvenire in diversi modi e spesso è un processo lento.

Non sempre, anzi, quasi mai, si trova botanizzando in giro e riconoscendola immediatamente come specie nuova. Questo avveniva per gli esploratori che dopo le grandi scoperte geografiche visitavano le “nuove” terre e quasi tutto ciò che incontravano era una specie nuova.  Esperienza romantica, ma ormai rara.

Spesso la si scopre in un erbario anche decenni dopo la raccolta del campione oppure si capisce che una parte degli individui di ciò che si riteneva un’unica specie ne costituisce un’altra.

Il concetto stesso di specie è qualcosa che non trova tutti d’accordo e questo è una delle varie ragioni per cui spesso esistono diversi sinonimi nei nomi botanici.

Poi ti serviranno degli studi per avere la certezza che si tratti veramente di una specie mai descritta prima. Dovrai controllare in diversi erbari, su diversi testi, fare studi morfologici e talvolta anche molecolari.

Comunque, una volta appurato che ti trovi davanti ad una nuova specie, cosa devi fare?

Per prima cosa ti serve un campione d’erbario di riferimento, detto olotipo. Questo rappresenterà la specie e saranno della stessa specie tutti gli individui con le stesse caratteristiche peculiari. Puoi nominare olotipo un campione già esistente ma fino ad ora ritenuto appartenente ad un’altra specie oppure puoi preparare un campione nuovo. Potrai nominare o preparare anche degli isotipi, cioè dei campioni di “scorta” o “alternativi” da depositare, solitamente, in erbari diversi e distanti per sicurezza e/o per comodità future. Potrebbe infatti accadere che l’olotipo vada distrutto o che, per vari motivi, diventi irraggiungibile.

Se si dovesse mai scoprire in seguito che, in un caso, l’olotipo e un isotipo sono due specie diverse farà fede l’olotipo perché solo esso è il riferimento univoco.

Dovrai poi preparare un articolo, da pubblicare su una rivista scientifica con il quale “annuncerai” la scoperta.

Già, ma quando è che una rivista è “scientifica”? Quando gli articoli in essa pubblicati vengono sottoposti a “peer reviewing”, cioè vengono controllati ed esaminati da altri esperti del settore, eventualmente corretti o modificati con l’assenso dell’autore ed infine approvati. Si approvano quando si fanno asserzioni basate sul metodo scientifico, vale a dire basate su esperimenti provanti e raccontati nel dettaglio in modo che possano essere ripetuti da chi eventualmente avesse dubbi. Sarà necessario che la rivista possegga il proprio codice ISBN (International Standard Book Number), una specie di “numero di targa” delle pubblicazioni (puoi trovarlo su ogni rivista o libro “registrato”, sia elettronico che cartaceo). Se la pubblicazione sarà elettronica l’articolo dovrà essere in formato pdf.

Nell’articolo la parte essenziale è la “diagnosi” in cui dovrai descrivere le caratteristiche peculiari che distinguono la nuova specie botanica da altre più o meno simili. Questa dai tempi di Linneo e fino al 2012 doveva essere rigorosamente in latino, ma da allora in poi si può optare anche per l’inglese. È necessario che la diagnosi riporti all’inizio il nome scientifico completo seguito dall’autore della stessa, dalla dicitura “species nova” (questa è rimasta in latino), spesso abbreviata in “sp. n.” o in “sp. nov.” e dal rimando alle indispensabili immagini, per esempio: “(Fig. 1)”.

Dovrà essere indicato l’olotipo, gli eventuali isotipi, il loro luogo di raccolta, gli erbari in cui essi sono custoditi e il loro raccoglitore (spesso si indica anche il “field number” personale del raccoglitore).  Solitamente si indica la sigla dellIndex Herbariorum, che identifica ogni erbario del mondo, seguita dal numero attribuito ad ogni campione dal singolo erbario in cui è depositato.

Come ti ho già accennato è indispensabile pubblicare anche una o più immagini (foto e/o disegni) che illustrino le caratteristiche tipiche e diagnostiche della specie, eventualmente confrontandole con quelle di specie simili, magari con l’aiuto di una tabella.

Sarà opportuno che tu aggiunga una descrizione completa, più ampia dell’obbligatoria diagnosi. Inoltre potrai anche impostare l’articolo suddividendolo nei classici “riassunto”, “parole chiave”, “introduzione”, “materiali e metodi”, “discussione”, “risultati”, “ringraziamenti” (eventuali) e “bibliografia”. In questo modo spiegherai scientificamente come hai fatto ad arrivare alla certezza che si tratta di una specie nuova alla scienza.

Per approfondimenti ti metto il link di qualche esempio (1, 2, 3, 4) e del Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica.

 

Le Begoniaceae

Le Begoniaceae sono una famiglia che annovera solo due generi: Begonia e Hillebrandia. Begonia è un genere enorme: contiene oltre 1900 specie ed è il quinto più numeroso tra le angiosperme (il primo è Astragalus, con oltre 3000 specie). Hillebrandia ha invece una sola specie: Hillebrandia sandwicense. Questa si distingue per avere i fiori a simmetria radiale e rappresenta una morfologia più antica rispetto al genere Begonia.

Il genere Begonia ha una variabiltà vastissima, favorita dallo scarso scambio genico tra le diverse popolazioni, e nuove specie vengono scoperte in continuazione, soprattutto in Indonesia, ma non solo. Molte, purtroppo, si saranno estinte senza mai essere state scoperte, divorate dalla deforestazione insieme al loro ambiente e a tutto ciò che conteneva.

All’interno del genere Begonia esistono oltre sessanta sezioni in cui il genere è diviso e molte specie non facenti parte di nessuna sezione. Queste suddivisioni sono basate, più o meno, sulle differenze che si trovano nelle specie dei vari continenti. Ogni continente ha le proprie sezioni.

In base alla loro morfologia possiamo dividerle nei seguenti gruppi: rizomatose, a canna, tuberose, pachicauli, rampicanti, erbacee, arbustive.

Se invece vogliamo basarci sul loro areale di distribuzione possiamo raggrupparle come segue: americane, sino-himalayane, indonesiane, indocinesi e africane.

In coltivazione le americane sono tra le più facili, pur non essendo rustiche. Tra queste esistono alcune specie che sfidano il sole diretto (delle “eccezioni” tra le begonie) e riconoscibili dalle foglie rigide e coperte di peluria bianca.

Le sino-himalayane invece sono spesso tra le più rustiche poiché comprendono specie di montagna e specie extratropicali, ma alcune specie, soprattutto quelle montane, non amano le nostre estati mediterranee per cui da giugno a settembre vanno tenute nei luoghi più freschi ed ombrosi. In inverno alcune resistono anche all’aperto, se tenute relativamente asciutte e perdendo la parte aerea.

Le specie indonesiane sono molto belle e interessanti ma possono vivere solo in un’atmosfera molto umida ed in ambienti che non siano mai freddi. Praticamente possono essere coltivate solo in un terrario umido, luminoso ma non esposto al sole diretto, magari con un fondale coperto di sfagno vivo. Può bastare anche un semplice barattolo di vetro tenuto tappato, ma fuori dalle umide foreste equatoriali non vivono. Senza terrario e fuori dalla foresta non vivono neanche in Indonesia. A me sono cresciute benissimo in laboratorio, in un germinatoio chiuso, umidissimo all’interno, a fondo riscaldato e con la parte superiore trasparente su cui avevo appoggiato tre lampade fluorescenti accese dalla mattina alla sera e regolate da un timer. Le ho viste anche nelle serre chiuse al pubblico dell’Orto Botanico di Lione, tenute all’incirca con le mie stesse modalità. Alcune sono rarissime e ad areale molto limitato: molto vulnerabili e minacciate di estinzione.

Il gruppo delle indocinesi ha esigenze intermedie tra le indonesiane e le sino-himalayane e rispecchia il variare dei climi dall’equatoriale al temperato.

Le africane sono poco numerose, rispetto a quelle degli altri continenti, ma sono molto variabili. Si va da specie pachicauli come B. dregei ad altre malgasce o dell’Africa centro-occidentale che hanno anch’esse bisogno di terrario. Le pachicauli africane sono piuttosto rognose in coltivazione e spesso si ammalano di oidio se non sufficientemente arieggiate.

In coltivazione due punti fermi sono: terreno fresco ma ben drenato e ombreggiatura. In natura spesso crescono nel sottobosco su terreni in pendenza che non soffrono di ristagni d’acqua pur trovandosi in climi generalmente umidi.

Quindi niente sottovasi, niente terricci asfittici né pesanti o pressati e niente sole diretto. Io le coltivo in terriccio per succulente, pur annaffiandole molto più spesso di tali piante: 40% terriccio universale con compost, 40% lava tritata (granulometria 3-5 mm), 20% sabbia ventilata da intonaci.

Concimazione da effettuarsi durante la stagione di crescita con un concime bilanciato addizionato di microelementi.

Le aggressioni da parte di parassiti sono generalmente molto rare e di scarsa entità.

La propagazione può avvenire, oltre che da seme, anche da talea di fusto e da talea di foglia (vedi “La propagazione agamica“).

Esistono importanti collezioni private e pubbliche e se deciderai di iniziarne una sarà senz’altro un’opera interessante. Cerca però di evitare i venditori (comunque pochi) che vendono piante continuamente prelevate direttamente in natura, non propagate in coltivazione. Questi operano quasi esclusivamente in Indonesia dove le specie, numerose e rare, hanno areali molto ristretti e che sono già spesso distrutti per far spazio alle coltivazioni di palme da olio. Acquistare da essi sarebbe incentivare insostenibili prelievi in natura, contribuire alla distruzione e non alla conservazione. Dico questo nella speranza che i loro ambienti naturali non vengano mai distrutti, altrimenti è inutile e insensato proteggere una specie singolarmente se poi si consente di distruggerla con tutto ciò che gli sta intorno.

La tua collezione sarà ovviamente interessante solo se composta da specie botaniche, magari con dati di località, non da ibridi commerciali dei quali si è persino persa ogni genealogia. Ma questo so che lo hai già capito.

Le Araceae mediterranee

Le Araceae sono diffuse in quasi tutto il mondo e quelle che vivono intorno al bacino del Mediterraneo rappresentano un gruppo di specie piuttosto vario ed interessante. Hanno però un aspetto ecologico in comune: la dormienza estiva.

Questa è dettata dal clima mediterraneo, anche se si manifesta pure in specie che raggiungono areali distanti dal nostro mare.

I generi sono:

  1. Ambrosina: 1 specie
  2. Arisarum: 3 specie
  3. Arum: 31 specie
  4. Biarum: 22 specie
  5. Dracunculus: 2 specie
  6. Eminium: 9 specie
  7. Helicodiceros: 1 specie

Ambrosina è un genere monotipico che annovera solo la specie Ambrosina bassii. Questa è caratterizzata da una delle infiorescenze più complesse di tutte le Araceae: ha la forma di una “barchetta” divisa internamente in due piani. Uno con qualche fiore maschile ed uno con un solo fiore femminile. Lo spadice è fuso con la spata e costituisce la parete di separazione tra i due piani. Il colore della spata è bruno-porpora con variegature che vanno dal nero al verde e le sue dimensioni sono di circa 2 cm. L’apice della spata è acuminato ed è ripiegato sopra il resto dell’infiorescenza. Le foglie sono ellittiche e possono essere variamente variegate di porpora, verde scuro o bianco. Esistono anche alcune forme a foglie lineari o completamente porpora. Preferisce i luoghi semiombreggiati e ben drenati. Fiorisce in inverno.

Ambrosina bassii

Arisarum è un genere rizomatoso e contiene la specie A. vulgare che è una pianta molto comune intorno al Mediterraneo. Le sue foglie sono variabili nella forma e nell’eventuale maculatura bianco-argentea. La spata è tubulare, eretta ma con l’apice ricurvo ed aperto verso il basso da cui fuoriesce l’appendice dello spadice. Esistono esemplari più o meno scuri nei colori della spata: da striata di verde e bianco con apice completamente verde a striata di marrone scurissimo e bianco con apice marrone scurissimo, talvolta con sfumature purpuree. Una specie (per qualcuno solo una sottospecie) simile ma più adatta ai climi più aridi e caldi del Mediterraneo è Arisarum simorrhinum, ha piccioli e peduncoli più corti ed un portamento più compatto. L’infiorescenza è simile a quella di A. vulgare, ma più breve, più scura e con l’appendice dello spadice molto clavato ed allargato verso l’apice. Un’altra specie del genere è Arisarum proboscideum, con una spata bianca alla base e quasi nera all’apice, lungamente caudata e molto tipica. Quest’ultima vive nei boschi freschi e ombrosi dell’Italia ed è una rarità. A. vulgare e A. simorrhinum fioriscono dall’autunno alla primavera, mentre A. proboscideum fiorisce in primavera.

Arisarum vulgare
Variabilità nelle foglie di Arisarum vulgare
Arisarum proboscideum

Arum è il genere più comune in Europa e quello che ha dato il nome alla famiglia. Contiene circa 31 specie, alcune a diffusione ristretta ed altre con ampi areali. Il genere si ritrova dalla Svezia meridionale all’Asia centrale, al Nord Africa ed alle Canarie ed ingloba completamente il Mediterraneo. alcune specie hanno tuberi discoidali, altre hanno rizomi tuberosi orizzontali. Nelle varie specie le spate sono vistose, dal bianco, al verde chiaro, al giallo, al quasi nero, passando per alcune specie con colori rossastri. In lunghezza si va da quelle di meno di 10 cm di Arum idaeum a quelle di quasi 40 cm di Arum purpureospathum. Le appendici degli spadici variano da circa 4 cm come in alcuni individui di Arum maculatum agli oltre 30 cm di alcuni individui di Arum rupicola. Fioriscono tutti da fine inverno a primavera, tranne A. pictum che fiorisce in autunno.

Il genere potrebbe probabilmente celare qualche nuova specie ancora non scoperta. Infatti, ad esempio, un mio amico di Facebook ha postato una foto di una specie mai vista che anche agli occhi di un tassonomista di fama mondiale pareva una nuova specie. Spero che qualcuno ci stia lavorando.

Clicca qui per una mia descrizione di tutte le specie del genere Arum (in inglese).

Arum purpureospathum
Arum purpureospathum
Arum apulum
Arum hygrophilum
Arum sintenisii
Arum palaestinum
Arum rupicola
Arum cylindraceum
Arum italicum
Arum idaeum
Arum idaeum
Arum idaeum, rara forma ad appendice dello spadice bianca
Arum concinnatum
Arum megobrebi
Arum orientale
Arum creticum
Arum cyrenaicum

Biarum è il secondo genere delle Araceae mediterranee come numero di specie. Comprende la specie B. tenuifolium che, con qualche sottospecie, è diffuso in quasi tutto il Mediterraneo meridionale. Le altre specie sono concentrate nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente. Si tratta di specie più piccole di quelle del genere Arum. Le infiorescenze hanno spate la cui base si trova in posizione ipogea e variano da quelle a lembo disteso e acuto (solitamente bruno-nerastro e giallo solo in B. auraniticum) a quelle a lembo biancastro, avvolgente lo spadice e aperto solo lateralmente nella parte alta, a quella di B. ditschianum la cui spata è praticamente tutta sottoterra mentre la funzione attrattiva nei confronti degli impollinatori è svolta dall’appendice dello spadice, epigeo, che è un cono arrotondato di circa 3 cm di altezza per 2 cm di diametro basale, giallo uovo e molto vistoso.

Fioriscono dall’autunno alla primavera, a seconda delle specie.

Probabilmente in questo genere esistono specie non ancora scoperte, mentre una già scoperta deve ancora avere un nome.

Dracunculus ha solo due specie: D. vulgaris e D. canariensis. Il primo è diffuso un po’ in tutta l’area Mediterranea, ma probabilmente spontaneo solo intorno al Mar Egeo, ha un tubero verticale che cresce verso il basso, talvolta sbulbillante, ha foglie palmato-partite, spesso con macchie bianche; le infiorescenze sono costituite da un lembo della spata che può superare gli 80 cm di lunghezza, a forma triangolare, rosso scuro, con un’appendice dello spadice appuntita e quasi altrettanto lunga, rosso-nerastra. Può superare il metro di altezza ed è l’Aracea più grande del Mediterraneo. A Creta, in località piuttosto remote, esiste qualche popolazione con qualche esemplare a spata bianca e qualche esemplare con appendice gialla. Esistono anche individui intermedi, ma anche qui la maggioranza ha colorazioni normali.

Dracunculus canariensis è leggermente più piccolo, simile ma a spata candida, ad appendice gialla e a differenza dell’altra specie ha un odore gradevole.

Entrambe le specie fioriscono a primavera.

Dracunculus vulgaris, forma tipica
Dracunculus vulgaris, forma a spata bianca
Dracunculus vulgaris, forma a spata bianca ed appendice dello spadice gialla
Dracunculus vulgaris, forma rosea ed appendice dello spadice gialla
Dracunculus vulgaris, forma rosea
Dracunculus vulgaris, forma a spata quasi tutta bianca ed appendice dello spadice giallo-bronzea
Dracunculus vulgaris, forma a spata verdognola
Dracunculus vulgaris, forma a spata rosso-chiaro
Dracunculus vulgaris, forma verdognola ad appendice dello spadice giallo-verdastra

Eminium è un genere che cresce nelle steppe semidesertiche dal Medio Oriente all’Asia Centrale. Le specie, tutte tuberose, sono nove, le spate sono nerastre e in alcune specie le foglie hanno due orecchiette basali piegate perpendicolari rispetto al resto della lamina fogliare-, in altre sono ellittiche. Le foglie e le spate sono spesse o leggermente succulente.

Le spate hanno la loro base a livello del terreno ed i frutti si formeranno in tale posizione, come in Biarum.

In E. spiculatum il lembo della spata è tipicamente corrugato.

Helicodicerus è un genere monotipico e la sua unica specie, Helicodiceros muscivorus, è un endemismo di Sardegna, Corsica e Baleari. Forma un tubero che cresce verso il basso, le foglie sono glauche e possono essere con due orecchiette basali erette o lanceolate. La spata ha il lembo piuttosto rotondeggiante, di circa 15-20 cm, ripiegato in avanti e verso il basso, rosso-porpora-brunastro, peloso. L’appendice dello spadice è rosso-grigiastra ed anch’essa pelosa. Viene impollinato dalle mosche, poiché, come molte altre Araceae emette un odore di carne in putrefazione. Fiorisce a primavera.

Helicodiceros muscivorus

In coltivazione rappresentano un gruppo interessante e non sono generalmente molto difficili, purché tu dia loro un terreno ben drenato, un riposo estivo asciutto ed umidità invernale. Se le coltivi in vaso evita che esso sia colpito dal sole diretto durante la dormienza estiva poiché potrebbe scaldarsi troppo e, a inizio autunno, con le prime annaffiature potrebbero insorgere dei marciumi. Come rusticità ho sperimentato che anche a -4°C non subiscono danni, nemmeno in vaso, in cui prendono freddo da ogni lato. Durante le notti più fredde le foglie possono afflosciarsi, come se fossero state “lessate” dal gelo, per poi riprendersi e tornare come prima nel giro di poche ore. Nei climi più freddi potrai tenere le specie meno rustiche in serra. Mi piace la soluzione (nordica) di coltivarle in serra in vasi di terracotta immersi in letti di sabbia umida e pacciamate in superficie con della ghiaia fine: si attenuano così le variazioni di umidità e di temperatura nel suolo. Se vivi sul Mediterraneo ed hai un terreno non argilloso e ben drenato, anche se sassoso, potrai coltivarli senza problemi in piena terra limitandoti a tenere la zona priva di erbacce.

Alcune specie sono rare e se le coltivi, soprattutto se tenendone anche i dati di località, contribuirai a mantenere più elevato il numero di individui esistenti. Ho visto già troppe volte come diverse specie a distribuzione ridotta o puntiforme stiano rischiando l’estinzione per le attività umane.

Arum species list

Arum alpinariae

Tuber vertically arranged, discoid, about 5 cm in diameter and 2 cm in thickness. Petiole up to 45 cm in length. Leaves up to about 30 × 15 cm in size, hastate or oblong-hastate, pointed at the apex. Spathe about 15-25 cm in length, greenish-white to purplish outside, crimson red on the interior part of its limb. Spadix about as long as the spathe limb. Spadix appendix dark red, slender, clavate, stipitate, about ⅓ of the limb length. Staminodes and pistillodes white. The whole plant is about 30 cm in height. Endemic to an area in NW Turkey.

 

Arum apulum

Tuber discoid, vertical, up to 6 cm in diameter and 2.5 cm thick. Petioles about 15-30 cm long, purple at their base. Leaves hastate-sagittate, up to 16 × 13 cm. Peduncle about 5-10 cm long, purple. Spathe up to 18 cm long, greenish-purple to light brown outside; dark pink to purple on the inner limb, lighter at its base and sometimes at its margin too. Spadix with staminodes and pistillodes, slightly longer than the half of the limb. Appendix cylindrical-clavate, long stipitate, up to 4 cm in length, purple to brown, darker on the stipe. The inflorescence has a light odour of urine and horse dung. This species is endemic to central Apulia, Italy.

 

Arum balansanum

Tuber discoid, vertical, up to 6 cm in diameter and 2.5 cm in thickness. Petiole about 15-25 cm long. Leaves oblong-hastate, about 8-14 cm × 4-10 cm. Peduncle, about 15-25 cm. Spathe 9-14 cm in total length. Spathe limb lanceolate, acuminate, up to 10 × 3.5 cm in size, erect, greenish outside and greenish to purple inside. Spadix with staminodes and pistillodes, up to 7 cm long, with a clavate-subcylindrical appendix that is beige-pinkish to purple-brownish in colour and unclearly stipitate. The inflorescence has a smell of horse dung. W Turkey.

 

Arum besserianum

Tuber discoid. Petiole about 18-25 cm in length. Leaves sagittate or sagittate-hastate. Peduncle about 15 cm long, slightly shorter than the petiole. Spathe about 12 cm long, with a lanceolate-oblong, subacuminate limb. Spadix about 5-6 cm long, with 4 dense whorls of staminodes and with scarce pistillodes. Spadix appendix clavate-ellipsoid, with a long stipe. S Poland and NW Ukraine.

 

Arum byzantinum

Tuber horizontal, cylindrical, rhizomatous, about 2 cm in diameter and up to 7 cm long. Petiole about 15-50 cm long, purple at the base. Leaves hastate, variable in width/length ratio, rarely spotted with dark purple.

Peduncle 6-20 cm, usually more or less shorter than the leaves. Spathe 9-25 cm long, with an elliptic-lanceolate limb that is typically rather narrow, acute, 7-20 cm long and 2-8 cm wide. The limb is greenish stained with brownish-purple towards the margins, especially on the inner page, and its apex bends with age. Spadix up to 10 cm in length, never exceeding the half of the limb length, with pistillodes. Spadix appendix clavate rather slender, purple, with a long darker stipe. The inflorescence is slightly urine-smelling. Crete and E Balkans.

 

Arum concinnatum

This species has a horizontally oriented rhizomatous tuber that is 7-15 cm long and 1.5-3.5 cm in diameter. Petioles 20-45 cm long. Leaves sagittate-hastate or oblong-sagittate, up to 55 × 32 cm in size, with some silver-grey blotches above. Spathe carried by a short peduncle (never reaching 15 cm), with a strong urine scent. Spathe limb green edged with purple outside, while internally it is greenish-white, more or less flushed with pink towards the edge (rarely fully greenish or fully pink). Spadix 9-27 cm long, bearing staminodes and pistillodes, with a shortly stipitate, conic-cylindrical, large appendix (7-23 cm × 0.9-1.5 cm) that can vary in colour from pale to dull yellow and rarely to purple. It grows wild in the Aegean islands, the southernmost part of the Peloponnese, Crete and Cyprus.

 

Arum creticum

Tuber discoid, vertical. Leaves sagittate, variable, up to 25 × 18 cm. Total height up to about 55 cm. Spathe 15-25 cm, typically facing upwards, whitish to yellow. Spadix appendix yellow, tapered, often exceeding the recurved spathe. The inflorescence is scented and rarely contains a few sterile flowers, if any. This species grows wild in Crete, Karpathos and SW Turkey. A form from the Marmaris peninsula, Turkey has a dark red tint in the lower part of petioles and peduncles.

 

Arum cylindraceum

Tuber vertical, discoid, up to 5 cm in diameter and 2 cm in thickness. Petiole about 12-20 cm, sometimes purple at the base. Leaves sagittate or hastate-sagittate, about 9-13 × 3-7 cm in size, uniformly green. Peduncle reaching the leaf level or exceeding it, 12-18 cm long, sometimes purplish at the base. Spathe about 10-15 cm long. Spathe limb about 8 × 4 cm in size, elliptic-lanceolate, acuminate to almost caudate, completely greenish-white or with some purple shades towards the margins. Spadix slightly shorter than the spathe limb, with pistillodes and staminodes. Spadix appendix whitish-yellow to pinkish-yellow to purple, up to 5 × 0.4 cm, long stipitate, subcylindrical to clavate. This species has an unscented inflorescence. S Sweden to Crete and Portugal to Turkey.

 

Arum cyrenaicum

Tuberous species with a vertically orientated discoid tuber that can reach 5 cm in diameter and 2.5 cm in thickness. Petioles 5-27 cm long. Leaves broadly sagittate, up to 20 × 12 cm in size. Peduncle up to 11 cm long, never exceeding the leaves. Spathe up to 16 cm long, with an elliptic acuminate limb up to 12 × 5.5 cm that is interiorly pinkish to purple and paler towards its apex and towards its base, while externally it’s greenish shaded with purple near the margin. Spadix with staminodes and pistillodes, up to about 9 cm in length. Spadix appendix long stipitate and clavate-cylindrical, purple-brownish to olive green-yellow with a darker stipe, up to 6.5 cm long. The inflorescence has a light scent of horse dung. Its natural distribution ranges from SW Crete to NE Libya.

 

Arum dioscoridis

Tuber discoid, vertical, up to 10 cm in diameter. Petiole ranging from about 15 to 50 cm long. Leaves up to about 45 × 27 cm, hastate-sagittate. Peduncle 4-10 (42) cm long. Spathe 11-40 cm long (including the tube that can be up to 8 cm in length), whitish-green to purple, often with purple-black spots of variable diameter, especially towards its base. Spadix with staminodes and pistillodes, equaling or exceeding the half length of the spathe, 12-28 cm, with a massive, cylindrical, purple (rarely dull yellow) appendix that can be short- to long-stipitate. The inflorescence has a strong bad smell of carrion and dung and appears in late spring. Turkey, Cyprus to Iraq. Var. cyprium: spathe limb greenish-white, with blackish blotches that are gradually larger towards the base; var. philistaeum: spathe limb uniformly purple-red, sometimes with some darker blotches; var. syriacum: spathe limb pale green, with small light purple-brownish spots (sometimes with no spots).

 

Arum elongatum

Tuber discoid, vertical, about 5 cm in diameter and 2 cm in thickness. Petiole up to 45 cm in length. Leaves up to 32 × 21 cm in size, hastate, pointed at the apex. Spathe 15-27 cm in length, brownish-red, sometimes with a whitish spot in the centre. Spadix appendix about ⅔ of the limb length, purple-brown. Staminodes and pistillodes yellow, tinged with purple towards their tips. Spadix appendix cylindrical or slightly clavate, stipitate, massive. The whole plant is about 30 cm in height. The inflorescence is strongly smelling of urine and horse dung. It is distributed around the Black Sea where it grows in partially shaded forest edges and in full sun.

 

Arum euxinum

Similar to Arum hygrophilum but generally smaller. Petioles up to 45 cm long. Leaves up to 11 × 6 cm in size. Spadix with staminodes (ca. 4 whorls) and pistillodes (0-1 whorls). It mostly differs from Arum hygrophilum for the different quantity of staminodes and pistillodes whorls. It is distributed in the mountains of northern Turkey, along the Black Sea coast.

 

Arum gratum

Tuber discoid, vertical. Petiole 18-30 cm long, green. Leaves oblong-hastate to sagittate-hastate, up to 18 × 12 cm in size, rarely with some purplish-black spot. Peduncle fully underground or just 2-3 cm above soil. Spathe up to 18 cm long, whose tube is sometimes partially underground. Limb ovate-elliptic, up to 15 × 7 cm, acute-acuminate, greenish stained with pink outside and olive-green with some pinkish-purplish staining inside (sometimes with some additional blackish dot). Spadix about 6 cm long, with pistillodes and staminodes. Spadix appendix clavate and stipitate, about 4 cm in length, reddish to greenish, shaded with purple; stipe purple. The inflorescence in this species has a sweet odour. Mediterranean Asia.

 

Arum hainesii

Tuber discoid, vertical, up to 6 cm in diameter and 2.5 cm in thickness. Petiole about 50 cm long, typically paler at its base. Leaves distinctly hastate, up to about 30 × 22 cm in size. Peduncle not exceeding 10 cm in length. Spathe 15-25 cm long. Spathe limb up to 21 cm long, fully pale green in color, acuminate and erect. Spadix with staminodes and pistillodes, not reaching the half of the limb, with a cylindrical stipitate appendix that is about 5 cm long and light brown in colour. This species is native to Iraq.

 

Arum hygrophilum

Tuberous species. Tuber usually vertically orientated, discoid. Petioles up to 75 cm long. Leaves lanceolate-hastate, up to 45 × 15 cm in size. Spathe up to 14 cm in length, greenish, sometimes with purple edges, bent forwards at apex. Spadix 7.5-9.5 cm long, with staminodes (in 2-3 whorls) and pistillodes (in 2-3 whorls). Spadix appendix up to 3 mm in diameter, dark purple. It has a disjunct distribution, growing wild in Cyprus, Syria, Lebanon, Jordan, Israel and Morocco.

 

Arum idaeum

Tuber discoid, horizontally orientated, up to 5 cm in diameter and 2.5 cm in thickness, starting to sprout at the winter beginning. Leaves oblong-sagittate, up to 22 × 17 cm, dark green. Petiole about 10-20 cm long, strongly tinged with purple, especially towards its base. Peduncle shorter than the leaves or just equaling them, green-purplish. Spathe 8-13 cm long. Spathe limb lanceolate to elliptic, 5-9 cm long, acute to acuminate, erect, greenish-white outside and white with translucent blotches inside, thinly margined with purple. Spadix 8-9 cm long, without staminodes and pistillodes. Spadix appendix spindle-shaped, with a short and thick stipe, 6-7 cm long, dark purple, sometime marbled with lilac (rarely yellowish or white, sometimes marbled with pink). The inflorescence has no scent. Cretan mountains.

 

Arum italicum

Horizontal rhizomatous tuber, up to about 8 cm long and 3 cm in diameter. Petioles 15-40 cm long. Leaves 15-35 cm × 10-24 cm, hastate to sagittate, dark green, often with lighter markings, sometimes with white venation and/or with blackish-purple spots. Peduncle shorter than petioles. Spathe 15-40 cm long, green-yellowish to white; sometimes with a very thin purple margin, flushed with purple or purple-spotted. Spadix with staminodes and pistillodes, about 7-13 cm long, yellow (rarely purplish), stipitate, slightly clavate. Each fruit contains 3-4 seeds. S and W Europe, Canary Islands to Cyprus to S England. Subsp. neglectum: leaves plain green or with dark spots. Basal leaf lobes convergent or overlapping. Each fruit contains 1-2 seeds. W Europe. Subsp. albispathum: similar to subsp. neglectum but spathe white internally and green externally. Crimea and SW Asia.

 

Arum jacquemontii

Tuber discoid, vertical, up to 5 cm in diameter and 2.5 cm in thickness. Petiole 11-28 cm long, green tinged with purple. Leaves sagittate or sagittate-hastate, up to 30 × 12 cm. Peduncle up to 32 cm, longer than the leaves. Spathe about 15-20 cm in length. Limb elongated and acuminate, about 10-18 cm long, erect just after opening, then bent forwards, purplish-green outside, dark purple inside (still darker in the central area). Spadix almost as long as the limb, with purple-based staminodes and pistillodes. Appendix cylindrical, tapering at both ends, about 6 to 14 cm in length, brownish-yellow to brownish-purple and to purple, lighter in colour towards its base. The inflorescence has no scent. Southern central Asia to W China.

 

Arum korolkowii

Tuber discoid, vertical, sprouting at the winter beginning, up to 7 cm in diameter and 3 cm in thickness. Petiole 12-35 cm long, striped with brownish-green. Leaves sagittate-hastate to oblong sagittate, up to 16 × 13 cm in size. Peduncle longer than the leaves, 16-46 (60) cm long. Spathe up to 20 cm in length. Limb lanceolate, acuminate, elongated, fully green but sometimes lighter and/or flushed with purple internally. Spadix as long as the half to ⅔ of the limb, with green-based pistillodes and staminodes. Appendix spindle-shaped to clavate, with a short and broad stipe, cream to light reddish-brown, 9-10 cm in length, darkening towards its base. The inflorescence has no scent. Southern central Asia.

 

Arum lucanum

Tuber discoid, vertically arranged, up to 4 cm in diameter and 2.5 cm in thickness. Petioles up to 12 cm in length, green. Leaves ovate cordate to slightly hastate, acute, up to 12 × 5cm in size. Peduncle up to 12 cm long, shorter than the leaves. Spathe about 8-13 cm long, with an oblong-lanceolate, erect, acuminate limb that is light yellowish-green, sometimes with purple shadings internally, especially in proximity of the margin. Spadix 4-5 cm long, with staminodes and pistillodes. Spadix appendix up to 2.5 cm long, cylindrical or slightly thinner towards its base, brownish-purple in colour. Inflorescence slightly dung-scented. Growing wild in mountains (around 1500 m a.s.l.) of eastern and southern Italy.

 

Arum maculatum

Species with a horizontal rhizomatous tuber that can reach the maximum size of 6 cm long and 2.5 cm in diameter. Petioles 10-50 cm in length. Leaves sagittate-hastate to oblong-lanceolate-hastate, up to 27 × 19 cm in size and often more or less covered with blackish-purple markings that sometimes are bullate too.

Peduncle not exceeding the leaves and often much shorter, up to 25 cm. Spathe up to about 25 cm in length, green outside and greenish-yellowish-white inside, often with blackish-purple spots on the limb. Additional pink or purple flushes may be present on the limb, both internally and externally, and in rare specimens the whole limb is purple. The shape of the limb can range from elliptic-ovate to lanceolate, always with an acute or acuminate tip. Spadix 4-14 cm in length, with pistillodes and staminodes. Spadix appendix long stipitate, more or less clavate, up to 9 cm long, purple to yellow, sometimes brown, often darker on its stipe. This species breaks its dormancy in late winter or in early spring. Europe.

 

Arum megobrebi

Species with a horizontal, unbranched, rhizomatous tuber up to 5 × 2 cm in size. Petioles up to 30-40 cm in length, green to red. Leaves two, hastate-sagittate, about 10-15 cm long and about 5-10 cm wide. Peduncle about 10 cm in length, shorter than petioles, reddish, carrying a foul-smelling inflorescence. Spathe about 12-25 cm long and 8 cm wide, light greenish, whose margins are often purple-reddish. Some rare specimen has the whole spathe tinged purplish. Spadix with staminodes and pistillodes, much shorter than the spathe, up to 10 cm long, with an elongate-cylindrical or slightly clavate, purple appendix. The appendix is never stipitate. This species breaks its dormancy period in late winter. NE Turkey to Georgia. Probably just a form of A. orientale.

 

Arum nigrum

Tuberous species. Petioles 10-25 cm long. Leaves sagittate-hastate, about 10-20 × 8-18 cm in size. Peduncle much shorter than petioles, not exceeding 10 cm, carrying a purple-blackish spathe that can reach 20 cm in length. Spadix with pistillodes and staminodes, reaching the middle of the spathe. Spadix appendix stipitate, cylindrical to clavate, purplish to purplish-beige. The inflorescence emits a horse-dung odour. This species grows wild along the western Balkan coast, in rocky and scrubby habitats.

 

Arum orientale

Horizontally growing discoid tuber that can reach 2.5 cm in thickness and 6 cm in diameter. Petioles 20-45 cm long, often purplish at the base. Leaves hastate, up to about 25 × 15 cm in size. Peduncle about 10-20 cm long, generally shorter than the leaves. Spathe 15-30 cm, ovate or slightly lanceolate. Spathe limb greenish outside, with some purple shading, rather darker inside but often whitish-green in the middle and at the apex. The limb apex bents forwards soon with age. Spadix about 6-15 cm in length, with a cylindrical to slightly clavate appendix. The appendix can be with or without stipe and is 4-12 cm long and some 10 mm in diameter, purple. The stipe is rather long when present. Staminodes and pistillodes are present. The inflorescence of this species smells like horse dung. Eastern Europe, Turkey to Sweden and Balkans to Caucasus. Subsp. longispathum: Spathe caudate, spadix appendix yellow.

 

Arum palaestinum

Tuberous species. Leaves sagittate-hastate, about 20 cm long. The whole plant can reach 50 cm in height. The spathe is dark purple-brown inside and green outside, up to 20 cm in length, bent backwards at maturity. The spadix appendix is slightly spindle-shaped, almost black. This species has a band of staminodes in its inflorescence. It usually has an odour of fermented fruits, but a dung-scented form with different pollinators also exists.

 

Arum pictum

Tuberous species. Leaves ovate-lanceolate, cordate or sagittate at the base, strongly white veined, about 30 cm in length. Spathe 10-25 cm in length, dark red-brown to almost black, dark pink with an ivory-yellowish tip in some populations. Spadix slightly shorter than the spathe, with a black appendix. The whole plant can reach 50 cm in height. It grows wild in open shrubby or rocky habitats in Sardinia, Corsica, Montecristo Island and Balearic Islands and is the only autumn flowering species in the genus.

 

Arum purpureospathum

Tuber discoid and vertical, up to 7 cm in diameter and 3 cm in thickness. Petioles up to 20 cm long, D-shaped in section. Leaves hastate-sagittate, up to 22 × 17 cm, glossy and not very dark in colour. Peduncle around 12-15 cm long, always shorter than the petioles. Spathe up to 30 cm in length, with a lanceolate caudate limb that can reach the size of 23 × 9 cm and varies in colour from dark red to a blackish dark purple. Spadix with staminodes and pistillodes, 6-13 cm long, with a long-stipitate appendix that is cylindrical-clavate in shape and brownish-orange to black-purple in colour. The inflorescence has a slight smell of horse-dung. This species is vulnerable in the wild and only grows in five locations in SW Crete.

 

Arum rupicola

Tuberous species. This is a rather variable species. Leaves up to 25 × 18 cm, hastate-sagittate carried on longer petioles. Inflorescence with a narrow purple-brown spathe and a spadix appendix that can varies from purple to grey-lilac to yellow or brown. The spadix appendix can be rather stout and exceed 30 cm in length. The total height can attain 1 m. It grows wild from Iran to eastern Mediterranean countries. Var. virescens has a purple-edged whitish spathe and a grey-lilac appendix. It has the same distribution than the typical variety but lacking in Jordan, Lesbos and Cyprus.

 

Arum sintenisii

Tuber discoid but irregular, up to 8 cm in diameter and 4 cm in thickness. Leaves hastate. Spathe rather narrow, about 25-30 cm long and 7 cm wide, reddish-brown inside and green outside; sometimes slightly tinged outside too. Spadix dark purple-red, about 20 cm long, clavate. Flowers, staminodes and pistillodes purple. Cyprus and Turkey.

 

Arum × sooi

A stable hybrid between A. cylindraceum and A. maculatum. Leaves slightly hastate, medium green. Spathe limb pink, greenish in the middle. Spadix appendix thinly stipitate, purple-pink, rather short (about 4-5 cm long). Hungary.

 

 

 

Le Stapeliae

Rappresentano un gruppo di piante succulente molto interessante, “alternativo” alle ben più “famose” Cactaceae. Sono una tribù delle Apocynaceae e annoverano diversi generi come: Stapelia, Tromotriche, Piaranthus, Caralluma, Orbea, Stapelianthus, Orbeopsis, Echidnopsis, Hoodia, Frerea, Huernia, Pseudolithos, Whitesloanea, Lavrania, Quaqua, Angolluma, Desmidorchis, Duvalia, Stapeliopsis, Pachycymbium, Sanguilluma, Edithcolea, …

La loro caratteristica è quella di avere fusti succulenti, pollinii (speciali sacchetti di polline) e non polline libero, fiori anch’essi leggermente succulenti, foglie ridottissime (tranne che in Frerea) e l’impollinazione operata generalmente da ditteri (mosche, moscerini e simili).

I fiori sono generalmente stellati, a cinque lobi e le loro dimensioni vanno da meno di 1 cm di diametro per alcune specie del genere Echidnopsis ai 36 cm di quelli di Stapelia gigantea.

I fiori emanano odori non proprio piacevoli, tipo sterco o carogna, ma non sempre sono percettibili dal naso umano se non da brevissima distanza. Anche questa caratteristica rappresenta però una curiosità interessante che nel mondo dell’impollinazione è ripercorsa dalle Araceae, che pur se completamente distinte in tassonomia riprendono anche più o meno le solite colorazioni che vanno dal giallo al bianco, dal rosso al porpora e fino al bruno-nerastro.

Gli insoliti fiori sono seguiti da frutti che riprendono la colorazione dei fusti, spesso verdi con maculature rossastre, e che sono quelli tipici delle Apocynaceae. Ogni frutto è costituito da due follicoli disposti a “V” che, dopo un lento sviluppo che può anche superare il periodo di un anno, a maturazione si aprono longitudinalmente e rilasciano numerosi semi piatti, obovati, lunghi circa 5-10 mm e dotati di pappi che li rendono disperdibili per opera del vento.

Il loro areale naturale spazia dall’Europa meridionale estrema alla Penisola Arabica, all’India e a tutta l’Africa esclusa la zona sahariana e quella centro-occidentale. Le zone con maggiore biodiversità però sono due: L’Africa meridionale e l’Africa centro-orientale. Solo Caralluma europaea raggiunge l’Europa, essendo presente, oltre che in Nord Africa e in Medio Oriente, anche in Spagna meridionale e a Lampedusa. Caralluma europaea è l’unica specie a fusto succulento della flora italiana.

Generalmente quelle provenienti dalle zone più meridionali e più settentrionali dell’Africa sono le più facili da mantenere nei nostri climi. Le altre, più tropicali od equatoriali hanno bisogno di caldo perenne e perdonano molto meno gli errori di coltivazione. Come sempre, però, ti ricordo che vale la solita regola per riuscire a mantenerle in salute: fai riferimento alle condizioni ambientali che ogni specie ha in habitat e cerca di riproporle, anche artificialmente, alle specie della tua collezione di Stapeliae. Tieni presente anche che spesso queste piante non crescono in pieno sole, ma all’ombra di arbusti o di rocce.

Se alle tue collezioni di piante deciderai, se già non lo avessi fatto, di aggiungerne una di Stapeliae noterai presto quante numerose ed interessanti siano le specie. Alcune facili da trovare, alcune molto difficili. Inoltre di consiglio di procurarti dei testi seri su cui confrontare le piante in tuo possesso in modo da confermare o meno la loro identità. In vendita si trovano spesso piante (o semi) male etichettate che sono ibridi di ciò che dovrebbero essere o specie completamente diverse. I collezionisti più seri preferiscono, come sempre, piante che abbiano dati di località e/o un fieldnumber, cioè una sigla seguita da un numero che serve a riconoscere da chi e dove è stato raccolto il materiale originario per l’introduzione in coltivazione. La sigla indica il botanico che ha raccolto il materiale (spesso sono le iniziali) e il numero riporta al luogo della raccolta consultabile su una lista dal botanico stesso redatta e mantenuta aggiornata.

In coltivazione hanno bisogno di un terriccio ottimamente drenato e costituito approssimativamente dal seguente mix:

  • 40% terriccio universale poco torboso (circa 50% torba e 50% compost)
  • 50% lava vulcanica tritata fine (granulometria 2-6 mm)
  • 20% sabbia ventilata da intonaco (fine ma senza polvere)

A seconda delle specie e del loro ambiente naturale si potrà togliere terriccio ed aumentare la sabbia per dare una maggiore aridità o il contrario per dare un substrato più umido ed umifero.

Col tempo imparerai poi a miscelare gli ingredienti che meglio si abbineranno al tuo regime di annaffiature. Ogni orticoltore usa materiali e proporzioni leggermente diversi ed annaffia più o meno frequentemente.

Come linea guida ricorda però che in inverno devono restare completamente all’asciutto e che in estate devono essere annaffiate solo dopo che il substrato di coltivazione è rimasto completamente asciutto per almeno una settimana. Annaffia abbondantemente (l’acqua deve arrivare fino in fondo ai contenitori) ma raramente e solo nella stagione calda. Inizia gradualmente in primavera e termina a fine estate. In vivaio annaffiamo un’ultima volta a inizio settembre e l’acqua di questa ultima annaffiatura (in serra leggermente ombreggiata) svanirà gradualmente durante l’autunno e le piante si presenteranno all’inverno belle asciutte e senza rischi di marciumi.

Come concimazione ti consiglio un concime NPK 1-3-5 o multipli in proporzione + microelementi. Il tutto da somministrare durante la stagione di crescita a circa la metà della dose consigliata dal produttore.

Ti lascio ora a goderti alcune foto di queste meravigliose piante e delle loro fioriture. Tieni presente che le specie sono oltre trecento, e ogni tanto se ne scopre una nuova; quindi molte di più di ciò che rappresentano queste foto.

Huernia zebrina
Stapelia clavicorona
Duvalia corderoyi
Huerniopsis atrosanguinea
Huernia reticulata
Caralluma baldratii
Orbea wismannii
Huernia plowesii
Stapelianthus pilosus
Huernia hystix
Huernia macrocarpa var. cerasina
Huernia thuretii
Huernia tanganyikensis
Edithcolea grandis var. baylissiana
Huerniopsis decipiens
Caralluma hexagona
Caralluma europaea
Stapelia gigantea
Stapelia erectiflora
Stapelia flavopurpurea
Hoodia ruschii
Piaranthus geminatus

 

Un po’ di tassonomia per tutti

Molti non affrontano nemmeno l’argomento. “Tanto non ci capisco nulla” pensano. Invece è essenziale sforzarsi un po’, imparare e migliorarsi sempre. La tassonomia non è più complicata delle istruzioni di un cellulare che tutti usiamo. Serve a mettere in ordine le piante nel nostro cervello. Serve a capirle di più nel loro insieme e nella loro unicità. Serve anche per semplicemente intendere in modo univoco ed universale di cosa si sta parlando quando si parla di piante.

Cominciamo dal significato della parola. Un taxon (plurale: taxa) è ogni insieme di individui aventi certe caratteristiche più o meno generiche. È un taxon una specie, una famiglia, un ordine, una varietà, ecc. Olea europaea, Narcissus tazetta subsp. aureus, Cucurbitaceae, Gymnospermae, Hippeastrum, Lamiales sono tutti taxa, ad esempio. Quindi tassonomia significa mettere i nomi ai taxa, cioè a questi gruppi.

La tassonomia prima di Linneo praticamente non esisteva ed i nomi dei taxa erano descrizioni in latino comprendenti diverse parole. Linneo organizzò la tassonomia utilizzando il sistema binomio per le specie: ogni specie da allora viene identificata utilizzando due sole parole. La prima, scritta in corsivo e sempre con l’iniziale maiuscola, indica il genere, mentre la seconda, scritta ancora in corsivo ma con l’iniziale minuscola, è l’epiteto specifico che indica la specie all’interno del genere.

All’indicazione binomia della specie segue l’autore o gli autori di tale nome, scritti in caratteri normali (non in corsivo) e più o meno abbreviati. A sua volta seguono il titolo della rivista o dell’opera in cui appare la pubblicazione (spesso in forma abbreviata) e l’anno di pubblicazione di tale specie (dopo vedremo cos’è la pubblicazione).

Nel parlare e nello scrivere comune si usa spesso la sola indicazione binomia, o si indica l’autore solo alla prima citazione di ogni specie all’interno di ogni articolo, salvo che sia necessario indicarla più di una volta per chiarezza.

A volte i nomi scientifici cambiano. Non cambiano però perché a qualcuno piace di più un nome nuovo. Cambiano perché si è capito (o si pensa di aver capito) qualcosa in più di quel taxon. Si può capire, ad esempio, che una specie non fa più parte di un genere perché le sue caratteristiche sono più affini a quelle di un altro genere o di un nuovo genere appositamente creato, oppure un genere viene scisso in diversi generi ognuno con le proprie caratteristiche d’insieme analizzate più in dettaglio, oppure una famiglia viene portata a livello di sottofamiglia. Un nome non può essere cambiato perché è stato scritto male nella sua prima pubblicazione. Rimane come è stato pubblicato. Ad esempio, il genere Huernia sarebbe dovuto essere Heurnia, per commemorare J. van Heurn, ma il tipografo si sbagliò e Huernia è rimasto.

A proposito di tipografi; oggi una pubblicazione botanica è accettata anche non cartacea, se pubblicata in formato pdf in riviste od opere che abbiano il codice ISBN (International Standard Book Number).

Una cosa è certa: due specie diverse non possono avere il solito nome. Nel caso in cui qualcuno pubblicasse un nome già esistente questo sarebbe illegittimo perché vale la regola della priorità.

Se invece si pubblicasse con nome diverso una specie già pubblicata in passato con un primo nome, questo secondo od ulteriore nome sarebbe solo un sinonimo.

Nel caso in cui un nome venga pubblicato per la prima volta senza rispettare tutte le regole per “presentarlo alla scienza” come si deve questo sarebbe un nome invalido e un’eventuale seconda specie con lo stesso nome (ma pubblicato secondo le regole) sarebbe correttamente denominata e mantenibile.

Avrai forse notato che nell’indicazione dell’autore appaiono talvolta alcune parole od abbreviazioni tra parentesi. Sono il nome dell’autore del basionimo, cioè del primo nome correttamente attribuito ad un solito certo gruppo di individui. Nome che poi è cambiato.

La parola “ex” che appare talvolta nell’indicazione degli autori significa che il nome del taxon è stato proposto da chi è indicato prima della parola “ex” ma che poi è stato validamente pubblicato dall’autore che la segue. Nel caso in cui si debba fortemente abbreviare si può indicare solo il secondo autore, cioè quello pubblicante; non viceversa.

Con questa casistica, ma ce ne sarebbe anche molta altra, avrai già capito perché per essere univoci sia necessario indicare anche l’autore di ogni taxon ed eventualmente anche l’anno di pubblicazione e la rivista o l’opera in cui è apparsa la pubblicazione.

Vediamo ora cosa si intende per “pubblicazione” di un taxon. Vediamolo con il caso più semplice e frequente: una nuova specie.

La pubblicazione può apparire all’interno di un articolo più ampio, ma le parti essenziali sono:

  • il nome binomio seguito dall’autore e, solo in questa sua prima apparizione, anche dall’indicazione latina “species nova” o dall’abbreviazione “sp. n.” o altra.
  • la diagnosi, cioè la descrizione delle caratteristiche tipiche che la specie in questione ha e che la diversificano da altre simili. La diagnosi dai tempi di Linneo al 2012 doveva essere scritta in latino. Dal 2012 si può scegliere tra latino ed inglese. La diagnosi non è la descrizione totale della pianta, che quasi sempre viene comunque pubblicata, ma solo l’indicazione di come riconoscerla.
  • La designazione di un olotipo, cioè di un campione d’erbario a cui tutti gli individui della stessa specie dovranno essere uguali (o quasi), ed eventualmente di isotipi, cioè di campioni simili alternativi o “di scorta”. Quando per vari motivi un olotipo vada perso o distrutto si potrà procedere a designare un “nuovo sostituto” che si chiamerà lectotipo.
  • L’indicazione di dove i tipi di cui sopra sono stati raccolti (nome del luogo e/o coordinate geografiche)
  • L’indicazione di chi li ha raccolti (ed eventualmente del codice/numero assegnato dal raccoglitore al campione, di un fieldnumber)
  • L’indicazione di quando sono stati raccolti
  • L’indicazione dell’erbario, e più precisamente del suo codice dell’Index Herbariorum, in cui sono stati depositati (ed eventualmente del codice/numero ad essi attribuito dall’erbario).

Quando invece un nome binomio cambia bisogna indicare il nome dell’autore del basionimo tra parentesi seguito dal nome dell’autore attualmente pubblicante e dall’indicazione “comb. et stat. n.” o “stat. n.” o “comb. n.”, cioè l’abbreviazione latina per “combinazione e stato nuovi” o per solo uno dei due. Cambia solo la combinazione quando, ad esempio, una specie passa da un genere ad un altro, mentre si ha lo stato nuovo quando, sempre ad esempio, una sottospecie passa al rango di specie.

Ti faccio qualche esempio con qualche spiegazione.

Arisaema triphyllum (L.) Schott, Melet. Bot. 1: 17. 1832, ha come basionimo Arum triphyllum L. Sp. pl., ed. 2. 2: 1368. 1763 [Aug 1763]  perché Linneo (abbreviato “L.”) nel 1763 non lo aveva riconosciuto come facente parte del genere Arisaema (che nemmeno esisteva all’epoca) ma lo riteneva attribuibile al genere Arum. Poi Schott nel 1832 lo inserì nel genere Arisaema che nel frattempo era stato creato.

Opuntia macrorhiza Engelm. Boston J. Nat. Hist. 6: 206. 1850, è un nome accettato che ha come sinonimo Opuntia mackensenii Rose Contr. U.S. Natl. Herb. 13: 310 (t. 67). 1911. Il secondo nome qui è solo un sinonimo poiché pubblicato nel 1911 quando esisteva già un nome per la stessa specie dal 1850 pubblicato sul Boston Journal of Natural History.

Iris adriatica Trinajstić ex Mitić — Phyton (Horn) 42(2): 307. 2002 era già stato pubblicato da Trinajstić ma il nome era invalido perché non aveva indicato l’olotipo e non era stata fatta la diagnosi in latino (due errori grossolani, a dir la verità). Nel 2002 Božena Mitić lo ripubblica correttamente evidenziando che il nome era già stato suggerito da Ivo Trinajstić. “(Horn)” indica la città austriaca della casa editoriale che pubblica “Phyton”, mentre i numeri seguenti sono relativi al volume, al fascicolo, alle pagine e alla data della pubblicazione.

Be’, spero di non averti annoiato troppo, ma ritengo che siano cose che una persona che si interessi seriamente di piante debba sapere. Cose che purtroppo non si trovano facilmente in giro, soprattutto in italiano. Se invece vuoi approfondire l’argomento non ti resta che consultare l’International Code of Botanical Nomenclature.

 

 

Gesneriaceae

Questa famiglia è caratterizzata da fiori zigomorfi (cioè a simmetria bilaterale, che si possono dividere longitudinalmente in due parti uguali), bisessuali, a corolla bilabiata formata da cinque petali fusi assieme; calici a cinque sepali; due o quattro antere (talvolta cinque) che sono unite tutte assieme od a coppie; con ovario supero o parzialmente infero, uniloculare, sulle cui pareti maturano numerosi semi, spesso finissimi. I frutti sono spesso dei follicoli (cioè frutti secchi deiscenti uniloculari ad almeno due semi) vagamente conici oppure più raramente bacche. Nel genere Streptocarpus i frutti sono capsule lunghe e ritorte. Le foglie sono spesso pelose o leggermente succulente.

Antere fuse assieme in un gruppo di quattro.

 

La famiglia è molto affine alle Scrophulariaceae e come essa appartiene all’ordine delle Lamiales, insieme ad altre 21 famiglie. Attualmente annovera 152 generi e 3540 specie, ma molte altre devono probabilmente ancora essere scoperte.

Sono distribuite in Africa, Asia, Europa e America, più frequentemente nelle zone intertropicali mentre sono molto più rare le specie che vivono nei climi temperati.

Alcune specie hanno organi di riserva attraverso i quali sopravvivono alla stagione avversa, solitamente l’inverno, più fresco e asciutto. Questi organi sono solitamente di due tipi: tuberi e rizomi scagliosi.

Tubero di Sinningia leucotricha

I tuberi sono l’allargamento della zona tra fusto e radici, si collocano al livello del terreno e sono solitamente parzialmente esposti. Sinningia tubiflora produce diversi tuberi completamente sotterranei.

Rizomi di Achimenes

I rizomi invece sono costituiti da stoloni sotterranei o aerei sui quali sono inserite delle foglie ridottissime e inspessite (scaglie), spesso a stretto contatto tra loro, che svolgono la funzione di riserva.

Le specie di questa famiglia possono essere anche arbustive, epifite (cioè che crescono su altre piante) e rosulate (cioè formanti una rosetta di foglie basali).

L’impollinazione viene operata generalmente da insetti, ma in America le specie a fiori rossi e strettamente tubulari sono impollinate dai colibrì. Anche i pipistrelli sono agenti impollinatori (vedi Sinningia brasiliensis).

I generi più conosciuti sono: Sinningia (tuberose), Kohleria (rizomatose), Saintpaulia (rosulate), Aeschynanthus (epifite), Columnea (epifite), Seemannia (rizomatose), Achimenes (rizomatose), Alsobia (piccole erbacee/ricadenti), Ramonda (rosulate), Streptocarpus (piccole arbustive o rosulate oppure monofille, cioè piante ad una sola foglia basale), Smithiantha (rizomatose).

Ti lascio ora a guardare alcune mie foto, mentre in futuro vedrò di affrontare il tema della loro coltivazione.

Sinningia speciosa ‘Pink Mutant’, con frutti in via di sviluppo.
Achimenes mexicana
Sinningia brasiliensis

 

Microchirita involucrata
Seemannia nematanthodes

 

Sinningia eumorpha
Smithiantha multiflora

 

Smithiantha zebrina
Sinningia speciosa ‘Carangola’

 

Sinningia guttata

 

Sinningia sellovii
Giovani tuberi di Sinningia magnifica

 

 

Kohleria eriantha
Jankaea heldreichii, rustica ed endemica del Monte Olimpo, Grecia.

 

Sinningia leucotricha
Sinningia sellovii ‘Purple Rain’
Sinningia speciosa
Kohleria bogotensis
Kohleria digitaliflora