La serra personale

Avere la disponibilità di una serra può fare una grandissima differenza per una persona che sia interessata alla coltivazione e alla conoscenza delle piante. Vediamo insieme diverse soluzioni ed alcuni consigli per costruire e gestire una serra personale che ci permetta di ottenere i risultati che sogniamo.

Per prima cosa bisogna tener presente che è bene abbondare il più possibile nelle dimensioni perché “una serra non è mai grande abbastanza” e prima o poi sarà strapiena. Ognuno saprà regolarsi in base alle proprie possibilità.

Esistono diversi tipi di serra: a tunnel, a pareti verticali arrotolabili e tetto in polietilene, rigide a casetta in vetro o in policarbonato, appoggiate ad una costruzione come una veranda, ecc.

A prescindere dal tipo che sceglierete vi consiglio di optare sempre per delle coperture a doppio strato poiché consentono il mantenimento di temperature più alte con consumi minori: doppie lastre o doppio tetto in polietilene gonfiabile.

A meno che non vogliamo coltivare direttamente nel terreno sarà molto più comodo dotare la propria serra di bancali su cui posare i vasi delle nostre preziose collezioni. In questo modo le piante saranno più facilmente osservabili e avremo libero ulteriore spazio sotto di esse per riporre materiale vario o piante ombrofile. Per le semine invernali esiste anche la possibilità di provvedere al riscaldamento di fondo di una parte dei bancali attraverso dei cavi-resistenza che, interrati nella sabbia, scalderanno il letto su cui saranno posati o affondati i vasi (“letto caldo”). Anche senza i cavi-resistenza alcuni collezionisti preferiscono avere comunque i bancali riempiti di sabbia umida (attento che pesa!) in cui affondare i vasi in terracotta porosa. Questo consente che le piante ospitate nei vasi non risentano degli sbalzi di umidità e di temperatura che subiscono invece le piante cresciute in contenitori dalle pareti esposte. Il metodo è particolarmente utile per le geofite che non amino la siccità invernale ma che nemmeno gradiscano essere fradice a momenti alterni.

L’inserimento nella propria serra di un apparecchio riscaldante permetterà di coltivare un maggior numero di specie. Bisognerà però valutare le temperature da impostare perché da queste dipenderanno le collezioni coltivabili ed i costi energetici. All’aumentare della temperatura diventeranno coltivabili piante più sensibili al freddo ma diventeranno non più coltivabili specie che invece necessitano di un po’ di freddo invernale.

Per una piccola serra da mantenere semplicemente senza gelo o a pochi gradi sopra zero si potrà optare per un termoventilatore con protezione antigoccia collegato ad un buon termostato digitale (non fidarti dei termostati meccanici incorporati nel termoventilatore, ti faranno solo spendere inutilmente perché hanno un elevato scarto termico tra lo spengere per il troppo calore e l’accendere per il troppo freddo).

Se la serra sarà invece più grande sarà opportuno un metodo più “professionale” come un generatore di aria calda a gasolio, a GPL o a metano. Ne esistono anche di portatili da collegare ad una bombola di gas, acquistabili per poche centinaia di euro. Un altro metodo è quello dei tubi riscaldanti provvisti di alette irradianti che passano sotto i bancali e tutto intorno alla serra: funzionano come dei termosifoni e vanno collegati ad una caldaia a loro dedicata.

L’aumento dei consumi all’aumento delle temperature impostate sarà esponenziale rispetto alla differenza tra la temperatura interna e quella esterna, anche perché maggiore sarà il calore desiderato più numerose saranno le occasioni in cui l’impianto dovrà accendersi. Cioè l’impianto non dovrà solo colmare una differenza termica maggiore, ma saranno anche più frequenti le occasioni in cui dovrà accendersi.

Un altro fenomeno di cui tener conto è che se di giorno, col sole, la serra si riscalda abbastanza e c’è una buona luce, di notte le piante saranno in grado di sopportare una temperatura leggermente inferiore. Col calore e con la luce le piante metabolizzano e si difendono dagli attacchi di muffe e marciumi, mentre se durante il giorno le temperature sono poco maggiori che di notte le piante possono non arrivare mai a riuscire a difendersi dai patogeni. Per questo, da febbraio in poi si può abbassare un po’ la temperatura minima di una serra.

L’umidità ambientale è un altro fattore importante: alcune piante la amano, altre la detestano. Se si vuole diminuire si può pavimentare la serra con materiale non traspirante, basta anche un semplice telo di polietilene, se non si vuole optare per un pavimento vero e proprio.

Ricordati sempre di arieggiare la serra durante le ore più luminose perché un ricambio d’aria è sempre salutare e previene i marciumi, a meno che tu non opti per una serra che imiti un clima equatoriale sempre caldo e sempre umido.

Per le aperture e le chiusure ci possiamo ormai affidare alla domotica e chiedere ad un installatore che ci ponga in essere porte e finestre chiudibili automaticamente o, tramite un’app, anche a distanza.

L’impianto di irrigazione dovrà essere diviso a settori, in modo da poter annaffiare contemporaneamente solo specie con esigenze simili.

Durante la primavera e l’estate la serrà dovrà essere ombreggiata ed aperta al massimo tutti i giorni per evitare surriscaldamenti letali e bruciatore da sole. Alcuni fornitori possono cucire i teli ombreggianti su misura per ogni serra, spendendo poco di più del prezzo del solo telo. Abbi cura di fissare bene il telo ombreggiante perché con il vento può “fare vela” e tirare parecchio.

Se installerai un impianto di illuminazione fallo con materiali “da esterno” perché in una serra sono sempre possibili gocciolamenti vari ed inoltre usalo solo quando ti serve: lasciarlo acceso tutte le notti non fa bene alle piante.

Ultimo consiglio: làsciati uno spazio per lavorare all’interno della serra. Ti permetterà di curare le tue piante anche in giornate grigie e piovose.

Un senso in più alle tue collezioni

Le collezioni di piante vanno curate un po’ come se fossimo i curatori del nostro orto botanico privato, come gli oggetti di un museo vivente.

Fatti custode di esse. Gestiscile. Incrementale. Mantienile in ordine.

Fai in modo che le tue piante siano anche interessanti, non solo belle, profumate o saporite. Non chiamarle “fiori”.

Per questo ti consiglio di suddividerle in collezioni che abbiano un senso didattico o conservazionistico o un senso che tu trovi interessante. Puoi anche dare un numero ad ogni pianta e tenerne a parte una scheda con i dettagli: nome della specie, luogo di provenienza, data di entrata nella tua collezione, se è arrivata come seme o già come pianta, come la hai ottenuta, se hai notato qualcosa di interessante e degno di nota, ecc.

Puoi specializzarti in specie di un genere o di una famiglia, o di una parte di una famiglia, o specie di una certa zona o di un certo ambiente. Puoi anche mettere insieme specie molto diverse ma che ognuna rappresenti una “tappa” dell’evoluzione delle piante.

Poi studiale. Studiale sui testi e studiale osservandole. Probabilmente c’è tanto da imparare, da scoprire e in seguito da insegnare. Migliorerai la cultura tua e degli altri. Sii scientifico nel tuo approccio, cioè pretendi le prove e la dimostrazione di ciò che viene asserito, fatti spiegare il perché delle cose, stai attento ai pregiudizi che potresti anche involontariamente avere, non arrivare a conclusioni senza sperimentare e dimostrare. Condividi il tuo sapere con umiltà, tenendo presente che potresti anche sbagliare e sii felice se qualcuno, chiunque esso sia, te lo proverà.

Ti consiglio anche di propagare le tue piante, possibilmente riproducendole per impollinazione incrociata, e di diffonderle, vendendole, regalandole o scambiandole, corredate di informazioni. Fai visitare le tue collezioni, partecipa a mostre o organizzale.

Il motivo di tutto questo è quello di rendere consapevoli le persone di quanta ricchezza di biodiversità esista tra le piante, di affascinare il pubblico e di invogliarlo ad ulteriore approfondimento, di far capire l’importanza di conservare le forme di vita e, soprattutto, di conservarle insieme ad i loro ecosistemi in cui sono inserite. Avere piante con dati di località può essere utile anche per una loro eventuale reintroduzione in natura in quello stesso luogo (le piante hanno spesso piccole differenze da zona a zona). Le piante in coltivazione rappresentano una piccola ma importante “scorta” di quelle in natura e anche la tua collezione può essere una garanzia di conservazione di varie specie e del sapere ad esse legate.

Difficilmente troverai piante da collezione nel primo vivaio vicino a casa. Dovrai cercarle, spesso a lungo. Ne troverai magari su Internet o ad eventi organizzati e non tutte assieme, magari talvolta solo come semi.

Prima fatti qualche idea su cosa cercare, poi fai ricerche anche parziali su Google cercando, ad esempio, “Stapelia“, anche senza completare il nome con la specie, ed otterrai testo ed immagini di molte specie diverse del genere Stapelia. Quando avrai visto le specie che ti interessano cercale su Ebay o tra i siti dei vivai e dei venditori di semi. Alla fine deciderai probabilmente di volere tutte le specie del genere, più o meno belle che siano, più o meno rare, tanto per completezza.

Abbi sempre voglia di imparare e non fermarti di fronte ad argomenti “difficili”. Imparare anche solo che certe tematiche esistono rappresenta già un buon risultato.

Un ultimo doveroso consiglio: cerca e studia in inglese, perché oltre un certo livello di specializzazione non si trovano più molte informazioni nelle varie lingue nazionali. Chi scrive in inglese lo fa per essere accessibile ad un numero maggiore di persone sparse in tutto il pianeta, anche se magari perde qualche potenziale lettore nella propria nazione. Per non parlare poi del fatto che gli inglesi, e gli anglosassoni in generale, hanno per la botanica e l’orticoltura un interesse ed una cura particolari, un po’ come noi italiani li abbiamo per l’arte, la moda e la gastronomia. Be’, non ti nascondo che mi piacerebbe riuscire ad appassionare più italiani al mondo delle piante. Aiutami!