Iris sezione Iris

Fino al 2015 il genere Iris era vastissimo, troppo vasto, e comprendeva diverse specie che ora, dopo una profonda e motivata revisione, fanno parte di altri generi. In Iris sono ora rimaste solo le sezioni Oncocyclus, Hexapogon, Regelia, Iris, Pseudoregelia e Psammiris, caratterizzate dai fiori dotati di “barbe”. Se ti interessa approfondire la nuova classificazione del 2015 non esitare a contattarmi attraverso il modulo di contatto di questo sito. In questo articolo ti parlerò della sezione Iris che comprende le specie volgarmente conosciute in italiano come “giaggioli”. Mi occuperò qui delle specie botaniche e non dei numerosissimi ibridi artificiali.

Sono diffusi naturalmente in un areale che va dalla Cina occidentale al Portogallo e dalla Bielorussia allo Yemen, in ambienti molto diversi ma spesso caratterizzati da suolo ben drenato, calcareo e con scarsa vegetazione. Ho notato che spesso crescono su pendii, preferendo l’esposizione ad est. L’areale che vede il maggior numero di specie è rappresentato dalle tre penisole italiana, balcanica ed anatolica.

Sono geofite rizomatose, con rizoma scarsamente interrato o superficiale su cui sono inserite le foglie, distiche, cioè disposte su un unico piano, a formare un ventaglio. Le foglie sono formate quasi esclusivamente dalla loro pagina inferiore alla quale si sono saldati i due margini unendosi verso l’alto. La pagina superiore è ridotta alla breve scanalatura presente alla base e che avvolge il rizoma.

I loro fiori, caratterizzati da ali (tepali rivolti verso il basso) e vessilli (tepali rivolti verso l’alto), sono sorretti da fusti che vanno da 0 a 170 cm, più o meno ramificati a seconda delle specie. Possono essere blu, gialli e/o bianchi, con moltissime combinazioni e tonalità.

La loro determinazione non è sempre immediata ed agevole. Per riconoscere le varie specie bisogna infatti far riferimento alla proporzione tra il tubo fiorale e l’ovario, alla lunghezza delle brattee ed alla loro colorazione e consistenza, alle dimensioni delle foglie e del fusto, alla ramificazione eventuale del fusto, alle dimensioni delle varie parti del fiore. In molti casi si può avere una conferma solo dall’analisi del cariotipo, cioè della forma e dimensione di tutti i cromosomi.

In particolare in Italia negli ultimi cinquant’anni sono state scoperte nuove specie grazie al lavoro di Maretta Colasante che, sulla base di segnalazioni interessanti basate sulla morfologia, ha visto conferma delle sue ipotesi dalle analisi dei cariotipi. Così oggi sappiamo che l’Italia annovera tra le sue specie anche Iris marsica, Iris setina, Iris relicta, Iris revoluta, Iris bicapitata e Iris benacensis. Quest’ultima confermata come specie valida dopo esser stata ritenuta sinonimo di Iris aphylla per molti anni.  Inoltre, ciò che si riteneva una popolazione calabrese di Iris relicta è stato scoperto essere un’altra nuova specie: Iris calabra.

La ricerca è andata avanti anche in altre zone e così in Croazia è stata scoperta Iris adriatica, in Montenegro Iris orjenii e in Grecia Iris hellenica.

Purtroppo negli stessi anni ci siamo lasciati estinguere una specie: la siciliana Iris statellae. Ritenuta sinonimo di Iris lutescens è stata riconosciuta come specie a sé ma non è più stata trovata. Fu coltivata da Maretta Colasante per alcuni anni, ma poi morì e ci si accorse che quello era probabilmente l’ultimo esemplare.

Qui voglio spezzare una lancia in favore della conservazione ex situ (cioè fuori dalle popolazioni naturali, in coltivazione) da alcuni ritenuta inutile o dannosa senza che però nessuno mi abbia ancora validamente spiegato il perché. Certamente è una pratica che va fatta con tutte le dovute attenzioni per mantenere la massima biodiversità e la purezza specifica, tenendo anche memoria dei dati di località dei vari cloni coltivati.

Per questo io utilizzo il metodo dell’impollinazione manuale sotto rete. Lascio sbocciare i fiori dentro sacchetti di rete finissima, li tolgo solo nel momento in cui li impollino manualmente (con altri cloni della medesima specie e località o, in mancanza, con sé stessi) e li ricopro subito con gli stessi sacchetti senza che nessun insetto partecipi all’impollinazione. La sola impollinazione manuale che taluni operano non garantisce affatto che i fiori non vengano impollinati anche da insetti con il polline di chissà quale altra specie/clone compatibile.

La coltivazione ex situ è importante perché ho visto come alcune delle specie più rare e con distribuzione puntiforme siano fortemente minacciate (uso di diserbanti, pascolo eccessivo, ecc.). Bisogna che orti botanici e custodi privati qualificati la adottino ogni qual volta sia possibile. Ad essa può eventualmente essere affiancata anche la reintroduzione in natura di individui puri, qualora se ne verificasse la necessità.

In coltivazione amano i terreni calcarei (ma in natura crescono talvolta, soffrendo un po’, anche su terreni acidi e su serpentini), ben drenati (soprattutto le specie asiatiche), con poco materiale organico, sabbiosi e sassosi. Non gradiscono i terricci commerciali a base di torba e compost. Risulta preferibile la coltivazione in piena terra, meglio se in pendio, poiché nei vasi sono troppo suscettibili alle variazioni di temperatura ed umidità, soprattutto nei vasi di plastica lasciati al sole per ore durante l’estate.

Evitare gli afidi significa soprattutto evitare che questi trasmettano dei virus che possono indebolire le piante e per i quali non esiste alcun rimedio se non la distruzione immediata delle piante con virosi. La virosi si riconosce nelle iris per la presenza, soprattutto in primavera, di striature longitudinali biancastre e traslucide sulle foglie. L’unica cosa che si può fare è utilizzare i semi delle piante virotiche poiché è difficile che il virus si trasmetta alla discendenza (meglio comunque bagnare i semi in una blanda soluzione di candeggina per pochi minuti, poi sciacquarli e seminarli).

Puoi provvedere alla concimazione con un fertilizzante per succulente, quindi poco azotato e ricco in potassio, da somministrare in autunno ed un mese prima della fioritura.

La propagazione è facilissima da divisione dei rizomi, come potrai ben immaginare e come sicuramente già saprai. Meno facile è la propagazione per seme. Per questa occorre raccogliere i semi alla fine della primavera o all’inizio dell’estate e conservarli fino all’autunno, quando saranno seminati all’aperto, preferibilmente sotto una rete a maglia fine (ombreggiante) che nebulizzi gli acquazzoni e in vaso. I semi andranno affondati parzialmente nel substrato, coperti con uno strato di circa 5-10 mm di ghiaietto fine, annaffiati e lasciati al freddo ed alla pioggia invernali. Nasceranno la primavera successiva, ma qualcuno potrebbe nascere anche subito, in autunno, o con un anno di ritardo.

Iris cengialti, in natura.
Iris relicta
Iris setina
Iris pumila
Iris lutescens, in natura.
Iris lutescens, in natura.
Iris sicula, l’iris più grande.
Iris pallida subsp. dalmatica
Iris pallida subsp. illyrica