Colocasia

Colocasia è un genere della famiglia delle Araceae e la sua specie Colocasia esculenta rappresenta una pianta piuttosto diffusa in coltivazione, sia come ornamentale che come alimentare. Molti non sanno però che esistono anche altre specie nel genere Colocasia e che la specie Colocasia esculenta ha centinaia di cultivars che differiscono per il colore delle foglie e dei piccioli, per la forma dei rizomi, per le dimensioni, per la rusticità e per diverse altre caratteritiche.

Colocasia esculenta è stata, ed in parte lo è tuttora, molto diffusa nelle isole dell’Oceano Pacifico, principalmente come specie alimentare. Le sue cultivars non sono fissate geneticamente (sono eterozigoti) ed ognuna è spesso rappresentata da un solo clone propagato agamicamente. Se propagate per seme otterremmo diverse nuove cultivars monoclonali e magari qualcuna potrebbe anche essere interessante, ma anche queste dovrebbero poi essere propagate solo agamicamente affinché restino uguali.

Le cultivar alimentari che producono rizomi corti ed a forma di uovo sono conosciute con il nome di ‘Eddo’ (Cina e Giappone), mentre quelle che producono lunghi rizomi striscianti e cilindrici (da tagliare a tranci) si chiamano ‘Dasheen’ o ‘Taro’ (Sud Est Asiatico ed India meridionale) e sono di peggiore qualità organolettica.

Alle Hawaii, e probabilmente anche in altri luoghi, esistono cultivars che producono rizomi dalla polpa viola, molto apprezzati per la preparazione di ricette locali.

Vediamo ora alcune delle cultivars di Colocasia esculenta più diffuse:

  1. Colocasia esculenta ‘Black Magic’: ha foglie e piccioli color porpora scurissimo, quasi nere, opache.
  2. Colocasia esculenta ‘Fontanesii’: antica cultivar con piccioli e venature porpora scuro. La lamina fogliare, lucida, è anch’essa piuttosto scura, pur se verde.
  3. Colocasia esculenta ‘Mojito’: riconoscibile per la presenza sulla lamina fogliare di macchie porpora-nerastro, verde scuro e verde chiaro disposte a caso, di diverse forme e dimensioni su ogni foglia. I piccioli sono scuri.
  4. Colocasia esculenta ‘Illustris’: altra cultivar antica caratterizzata da piccioli e venature verdi, mentre il resto della lamina è porpora scuro o solo sfumato di tale colore quando si trovi in luce poco intensa.
  5. Colocasia esculenta ‘Black Beauty’: simile a ‘Illustris’ ma più scura.
  6. Colocasia esculenta ‘Nancy’s Revenge’: foglie completamente verdi ma, nelle foglie mature, su di esse si forma una macchia bianca al centro che si allarga col tempo, soprattutto lungo le venature principali. Sopporta il freddo meno di molte altre.
  7. Colocasia esculenta ‘Black Runner’: simile a ‘Black Magic’ ma leggermente più scura, con margini fogliari ondulati e con numerosi stoloni.
  8. Colocasia esculenta ‘Black Coral’: anche questa è simile a ‘Black Magic’ ma le foglie sono un po’ corrugate e insolitamente lucide.
  9. Colocasia esculenta ‘Pink China’: verde come la specie tipo ma con il picciolo rosa.
  10. Colocasia esculenta ‘Coffee Cups’: ha lamina fogliare verde lucido e nervature porpora scuro, ma la sua caratteristica principale sono i margini della foglia che si trovano ad essere molto più in alto del suo centro, così da sembrare vagamente una tazza o, meglio, un ampio cono rovesciato.

Parlando invece di specie, e non più di cultivars, entriamo in un mondo secondo me ancora più affascinante in cui ciò di cui ci meravigliamo ed appreziamo è stato creato dall’evoluzione naturale, senza lo zampino dell’uomo che incrocia e seleziona.

Abbiamo così Colocasia formosana, con foglie più ovali e meno astate; Colocasia affinis, piccola e con lo spazio tra le venature principali riempito di porpora e con una macchia centrale biancastra (ma l’intensità dei toni varia da clone a clone e secondo la stagione); Colocasia heterochroma, una splendida miniatura dai colori ancora più accesi di quelli presenti in Colocasia affinis e con le foglie piuttosto rotondeggianti (di questa specie esiste anche la cultivar ‘Dark Shadows’, ancora più scura e con un tono color peltro); Colocasia fallax, non molto grande e caratterizzata da una zona argentata al centro della foglia; Colocasia gaoligongensis con buona rusticità e con un punto nero-violaceo sulla pagina superiore della foglia, in corrispondenza del picciolo.

Colocasia gigantea è stata recentemente inclusa nel genere Leucocasia diventando Leucocasia gigantea, ma vale la pena dire che è una specie molto rigogliosa ed attraente, ma purtroppo molto sensibile al freddo.

Andiamo ora ad analizzare le cure necessarie a mantenere sane le nostre piante di Colocasia esculenta in coltivazione. Le altre specie hanno necessità simili ma con alcune specificità ancora da chiarire.

Durante l’estate amano luce, acqua a volontà e molto fertilizzante. Possono stare immerse con 5 cm di acqua sopra il colletto e se l’acqua è fertilizzata ancora meglio. In autunno iniziano a gradire terreno semplicemente umido e non più sommerso. Durante l’inverno le cultivars che producono rizomi molto tuberosi (tipicamente alimentari) possono stare all’asciutto ed i rizomi possono anche essere scavati e tenuti in luogo fresco ed asciutto per poi essere ripiantati in primavera ed avviarsi gradualmente a regimi idrici sempre più abbondanti. Alcune cultivars producono invece rizomi sottili (tipicamente solo ornamentali) che non sopravviverebbero ad uno svernamento all’asciutto per cui vanno tenute vegetanti, in terreno leggermente umido ed a temperature minime di almeno 8-10°C.

Almeno ogni 2-3 anni si raccomanda di rinvasarle e di affondare il colletto nel nuovo terreno. Questo poiché la parte vecchia e bassa del fusto muore naturalmente e si biodegrada mentre all’altro lato si forma nuovo tessuto e così facendo si arriva ad un punto in cui le piante si staccano dal terreno e cadono. Il colletto può essere affondato fino a 15 cm. In questo modo le piante saranno sempre ben stabili e abbondantemente radicate.

Il terreno deve essere drenato ma fertile e ricco. Se coltivate in vaso questo deve essere proporzionato alla grandezza della pianta, in modo da essere esplorato completamente dalle radici ma senza che ne resti di inesplorato poiché durante l’inverno l’acqua non risucchiata dalle radici tenderebbe a far marcire i rizomi. (Per informazioni sui terreni di coltivazione puoi scaricare il minicorso gratuito dal menù di questo sito.)

In clima mite (Z9) alcune delle cultivars più rustiche possono essere coltivate anche in piena terra, soprattutto se in inverno si dà loro una bella pacciamatura di foglie secche sbriciolate.

La propagazione si fa per divisione di rizoma o per distacco degli stoloni, ma naturalmente si può procedere anche da seme, difficilmente prodotto se non si interviene con l’impollinazione manuale. In questo modo si può però far apparire qualcosa di nuovo ed interessante: una nuova cultivar?

Colocasia affinis, dell’India nordorientale.
Colocasia formosana, di Taiwan.
Colocasia esculenta ‘Fontanesii’ in controluce.
Colocasia esculenta ‘Black Magic’.
(Image kindly from: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3a/Colocasia_esculenta_Black_Magic_1.jpg)
Colocasia esculenta ‘Black Petiole’.
(Image kindly from: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Starr_060329-6825_Colocasia_esculenta.jpg)

Araceae tuberose tropicali

Ultimamente sta crescendo un certo interesse verso Amorphophallus e verso altre Araceae tuberose tropicali. Oltre le insolite infiorescenze e le grandi foglie penso che anche il tubero desti la nostra curiosità scientifica. In alcune specie tali organi sotterranei possono crescere fino a taglie ragguardevoli ed ogni anno, in occasione dell’eventuale svasamento, si può notare il cambio di forma e di dimensioni.

Le specie sono abbastanza numerose: il solo genere Amorphophallus contiene oltre 180 specie. Altri generi meno ricchi di specie sono Typhonium, Anchomanes, Dracontium, Caladium, Zamioculcas, Gonatopus, Taccarum, Gorgonidium, Pycnospatha, Sauromatum, ed altri ancora.

Io le coltivo in terreni molto ben drenati, ma abbastanza umidi in estate, composti da un 40% di lapillo vulcanico con granulometria di 3-5 mm, un 20% di sabbia ventilata (priva di polvere) ed un 40% di terriccio universale costituito da compost e torba. Per le specie più xerofile aumento un po’ le proporzioni di sabbia e lapillo (per esempio: Synandrospadix, Gorgonidium). In inverno faccio passare la stasi vegetativa ponendo i tuberi di quasi tutte le specie fuori terra, in sacchetti di carta, in luogo tiepido ed asciutto, aspettando che in primavera le gemme tornino ad allungarsi.

Alcune specie amano un minimo di umidità anche durante l’inverno e devono restare interrate (Hapaline, Colletogyne, Amorphophallus più settentrionali, ecc.)

Le specie prettamente equatoriali amano anch’esse umidità costante ed anche le temperature non devono variare granché durante l’anno, mantenendosi su valori di almeno 24°C. La loro stasi non è legata ad una stagionalità, ma si manifesta in maniera irregolare e diversa da pianta a pianta. Le piante giovani possono restare sempreverdi anche per due anni producendo una nuova foglia prima che la precedente sia morta e talvolta portandone anche diverse simultaneamente.

Tra queste specie maggiormente termofile basterà citare il mitico, ma ormai facilmente trovabile, Amorphophallus titanum, il cui picciolo può essere confuso con il tronco di un albero e la cui infiorescenza è la più grossa di tutte le Araceae, potendo superare i 3 m di altezza.

Alcune di queste infiorescenze hanno colori rosso-brunastri, possono odorare terribilmente di carogna e producono calore. La cosa è contemporaneamente orribile e magnifica se si pensa che tanta pestilenza è prodotta per attirare gli insetti impollinatori: mosche e coleotteri che solitamente frequentano la carne in putrefazione. Questo tipico fenomeno olfattivo dura solitamente un solo giorno.

La propagazione avviene facilmente da seme fresco, in estate od in terrario caldo e in numerose specie anche per via agamica tramite talea di foglia (diverse specie di Amorphophallus, Gonatopus, Zamioculcas) e distacco dei tuberetti laterali (nelle specie che li producono).

Un fenomeno che ho notato è che le Araceae tuberose non soffrono in vasi sovraddimensionati (come ad esempio farebbero molte Amaryllidaceae) ma ne approfittano per sviluppare velocemente i loro tuberi.

In coltivazione gradiscono una luce filtrata ma abbondante, mentre per quanto riguarda le concimazioni consiglio un fertilizzante bilanciato con microelementi all’inizio della stagione vegetativa ed un fertilizzante da succulente con microelementi verso la fine dell’estate e in autunno. Il primo tipo di fertilizzante favorirà la crescita generale ed il secondo tipo farà produrre tuberi grandi e forti.

Se infine dei tuberi di Amorphophallus vorrai sentire anche il sapore ti consiglio di cucinare un piatto giapponese, dietetico e delicato: shirataki. Si tratta di una specie di spaghetti prodotti con i tuberi di Amorphophallus konjac. Condiscili con il tuo sugo preferito e fammi sapere cosa ne pensi.

Scarica qui il tuo minicorso gratuito su come preparare i terreni di coltivazione!