Le mostre di piante

Sono nate alla fine del millennio appena trascorso e rappresentano un tipo di evento culturale, commerciale e sociale ancora relativamente nuovo, almeno in Italia. Sto parlando delle mostre di piante che sempre più stanno assumendo le caratteristiche di un grande evento organizzato che richiama un pubblico di diverse decine di migliaia di persone. Come una grande manifestazione sportiva, come un atteso concerto, come qualcosa di piacevole ed imperdibile. Il motivo è da ricercarsi nella voglia di scoprire che l’uomo ha e che spesso dimentica di avere. Troppo spesso.

Così, ognuno a modo suo, i diversi visitatori sono attratti da ciò che trovano interessante. Qui entra però in gioco una funzione, non trascurabile, che è sia degli espositori che dell’organizzazione di ogni mostra: far crescere culturalmente il pubblico.

Se invece si mira solo a far cassa, a pascere l’ignoranza altrui con piante “pompate” e di cui non si sa niente, con fioriture fuori stagione ottenute con ormoni che alterano il naturale ciclo fisiologico delle varie specie, con piante verniciate ed oggetti frivoli destinati ad essere considerati alla stregua di soprammobili, di inutili “ricordini”, allora non ci siamo. Non ci siamo perché tutto questo non ci insegna nulla, non ci fa capire la biologia e l’ecologia di una specie o, sia pure, l’utilità di un nuovo attrezzo da giardino o l’importanza di una vecchia cultivar alimentare o la bellezza di una vera e propria opera d’arte legata al mondo delle piante. Tutto questo porta solo altra ignoranza, delusioni e pochezza.

Pur lavorando anche ed ovviamente per motivi economici, se si mira anche alla cultura, alla qualità, si instaura un circolo virtuoso che porta alla crescita personale dei visitatori ed all’eccellenza professionale di chi opera nei vari settori coinvolti. La cultura, così come l’ignoranza, si autoalimenta.

Il pubblico è, giustamente, curioso, ma deve imparare a porsi delle domande in modo da gestire la propria curiosità ed arrivare a capire veramente il mondo che lo circonda. In questo caso il mondo delle piante. Per fare questo, ormai da qualche secolo, esiste un metodo: il metodo scientifico. Infatti esso trova applicazione anche alla vita quotidiana ed è applicabile a tutti gli eventi che ogni giorno affrontiamo. Anche alla visita di una mostra di piante.

L’emozione di trovare una pianta che già si conosceva ma che mai si era trovata, di acquistarla per poi scoprire il suo ciclo biologico durante l’anno, di ottenerne magari dei semi e forse di capire come farli germinare tenendo presente l’ambiente in cui vive in natura non è la stessa cosa di prendere una pianta giudicata “carina” e di metterla a morire sopra il frigo senza nemmeno sapere come si chiama. Anche mettersi un po’ a parlare con un visitatore esperto ed interessato costituisce per l’espositore preparato ed altrettanto curioso un momento piacevole e gratificante in cui semplicemente si sente utile e si scambia interessanti informazioni.

Ti dico tutto questo perché sono convinto che la cultura sia una ricchezza da coltivare (si chiama così per questo) e perché ho vissuto le mostre di piante sia come organizzatore che come espositore che come visitatore ed ormai riconosco dalla luce dei loro occhi le persone superficiali da quelle che desiderano approfondire gli argomenti e lavorare per diffondere ed aumentare le conoscenze botaniche ed orticolturali.

Ben vengano allora gli “eventi nell’evento” in cui si fa cultura. In questo brillano Murabilia e Verdemura, le mostre lucchesi del settore, in cui all’esposizione vera e propria sono abbinate conferenze, mostre di frutti e semi, resoconti di esplorazioni botaniche ed altre iniziative interessanti e che, soprattutto, fanno tendenza e portano a sane emulazioni in altre occasioni.

Per fare una buona mostra non basta trovare qualche decina di vivai pronti ad allestire il proprio stand per l’occasione, non basta far pubblicità, non basta una location chic. Per fare una buona mostra servono vivai botanici, quelli in cui le piante si studiano e si propagano, quelli che introducono specie insolite in coltivazione, servono persone disposte a raccontare le loro esperienze e capaci di farne un’attrattiva, serve un pubblico interessato o almeno interessabile. Non basta la proloco o il comune di Vattelapesca, non basta il vivaio rivenditore delle piante prodotte in Olanda ed acquistate per l’occasione la settimana prima, non basta l’agraria del paese. Servono persone ed aziende professionalmente eccellenti, disposte a partecipare anche da lontano, se ne vale la pena. Ho visto una mostra sparire dai calendari a forza di accettare aziende fuori tema, a forza di porchettari e di venditori di calzini e magliette country, a forza di caramelle artigianali e di fontanelle kitsch. In questo modo non ci si rivolge ad un settore specifico, non si costruisce un proprio pubblico, non si ottiene la partecipazione di valide aziende da oltre 1000 Km di distanza.

In Inghilterra, tanto per  fare un esempio con un paese che ha passione storica per la botanica e per l’orticoltura, gli stands dei vivai di piante insolite in occasione delle mostre vengono presi d’assalto e letteralmente svuotati da un pubblico colto, seriamente interessato ed entusiasta. Perché qui non accade ancora? So che il perché riesci ad immaginartelo.

Impara a vivere questi eventi nel modo migliore, ne otterrai cultura, gratificazione e tanti amici interessanti. Non vederli come un “mercatino dei fiori”, come una curiosità della domenica. Anche se sei un visitatore occasionale o un semplice curioso fermati, osserva, pensa scientificamente, chiedi spiegazioni, accetta il fatto che esista ancora qualcosa che non sai. Ogni specie ha una storia evolutiva da raccontarti, rappresenta una parte di mondo da conservare e da scoprire e questi eventi hanno la possibilità di riunire in poco spazio e in poco tempo diverse occasioni per crescere e per capire il bellissimo e complesso mondo delle piante, talvolta ancora segreto.

 

 

 

Parlare di piante

Si parla troppo poco di piante e quando se ne parla lo si fa spesso in modo scorretto o approssimativo, magari sfoggiando un’estrema sicurezza. Se puoi parlarne con vera competenza, fallo. Sarai utile. Cerca di appassionare le persone.

Per prima cosa i tuoi interlocutori devono sapere che le piante sono un mondo vastissimo pieno di meraviglie e di tanti segreti ancora da scoprire. Ti sarà invece capitato di avere a che fare con persone che più dovrebbero ascoltare e più pensano di sapere già tutto. Sii paziente, molto, e cerca di essere avvincente.

Specialmente parlando di una specie insolita, illustra le sue caratteristiche e porta i tuoi ascoltatori o lettori a vederla come un fenomeno evolutivo, da conoscere e da conservare, non come un soprammobile. Fai in modo che si pongano delle domande, poi soddisfa la loro curiosità con delle risposte meraviglianti.

Ti consiglio di organizzare mostre, conferenze ed altri eventi che possano essere didattici e stimolanti, pubblicizzali, fai in modo che qualche visitatore sia indotto ad approfondire scegliendo il proprio specifico settore. Non fare il solito “mercatino dei fiori” di paese. Vai ben oltre. Insegna e fai capire che c’è molto da scoprire.

In questo prova a coinvolgere dei botanici, anche se so che sarà difficile. Lo sarà per due motivi:

  1. Spesso i botanici in Italia non sono anche dei “plantsmen”, cioè degli appassionati conoscitori e coltivatori di piante, che si sono messi a studiarle.
  2. Si sentono lontani ed incompresi dal pubblico, che quasi evitano, considerandolo “non conquistabile”.

Così i botanici ed i “plantsmen” non si sovrappongono e stanno distanti rendendo scarsi divulgatori i primi e poco scientifici i secondi. Per questo devi operare per far interagire queste due figure o addirittura a farle coincidere, come spesso succede in altre nazioni. Basti pensare che in italiano non esiste una traduzione di “plantsman”, a meno che non si voglia tradurlo in “piantaio”, “piantiere” o “piantista” e tanto meno di “plantsmanship” (la capacità di conoscere le piante e di saper gestire e mantenere delle collezioni botaniche). Anche le parole “horticulture” ed “horticulturist” tradotte in italiano in “orticoltura” ed “orticoltore” fanno più pensare al significato attuale della parola “orto” (di verdure) che al fatto che derivano dal latino “hortus”, cioè luogo in cui le piante (di qualsiasi tipo) vengono mantenute in coltivazione (vedi “orto botanico”). Io mi batto per diffondere questo secondo e più ampio significato.

Quindi cerca di generare interesse, soprattutto nei giovani, e di far entrare le piante e il “saper di piante” nella cultura di tutti e di tutti i giorni. Spettacolarizza la botanica, dai risalto a chi può farlo o fallo tu stesso. Portarla agli occhi di tutti non significa banalizzarla o farle perdere correttezza scientifica (a questo bisogna però porre particolare attenzione), significa solo darle una maggiore utilità ed un maggior potenziale.

Pensa, ad esempio, che i documentari sulle piante sono rarissimi, ma potrebbero essere spettacolari e generare nuovi appassionati e nuovi botanici, con conseguente migliore gestione e conservazione delle piante e del nostro pianeta, aiutando anche il pubblico ad essere conscio di ciò che esiste in natura.