Le peonie

Il genere Paeonia comprende circa 33 specie e si suddivide in tre sezioni: Paeonia (le peonie erbacee eurasiatiche), Moutan (le peonie legnose, principalmente diffuse in Cina) e Onaepia (le due peonie erbacee americane).

Le peonie erbacee hanno tutta la parte aerea decidua e presentano organi di riserva sotterranei che si accrescono con l’età. Le specie legnose hanno fusti poco ramificati ma il cui numero aumenta con l’età.

Le foglie sono variamente divise in lobi di diverse forme a seconda della specie mentre i fiori hanno la tipica forma a coppa con petali rotondeggianti bianchi, rosa, rossi o gialli. Gli stami hanno antere sagittate e contornano numerosi un disco centrale che accoglie i carpelli dotati di un brevissimo pistillo decorrente (a cresta). Il numero dei carpelli e quindi dei follicoli che possono derivarne varia con la specie da uno a quindici.

Il frutto è un insieme di follicoli che si aprono a maturità lungo una sutura esponendo i semi ovoidali o sferici, lucidi e nerastri. A questi semi si affiancano spesso dei semi sterili di colore rosa o rosso e leggermente più piccoli che servono per attrarre gli uccelli dispersori.

In natura crescono sempre in zone ben drenate e senza ristagni d’acqua, talvolta anche su terreni rocciosi ed impervi. Amano suoli con pH neutro o leggermente diverso, senza eccessiva alcalinità o acidità. Amano climi freschi, spesso montani e se coltivate in zone mediterranee o in pianura preferiscono la luce leggermente filtrata o la mezz’ombra.

In coltivazione gradiscono una miscela costituita da 40% lapillo, 50% terriccio universale poco torboso e 10% sabbia ventilata. Le annaffiature vanno somministrate regolarmente nella stagione vegetativa, soprattutto se in vaso, mentre in inverno può bastare la pioggia.

Le peonie hanno la crescita annualmente predeterminata. Ciò significa che dentro ogni gemma, in inverno, c’è già tutta la crescita dell’anno successivo e l’eventuale fioritura. In caso di rottura non si svilupperà nessuna gemma laterale fino all’anno successivo. Quindi sono sconsigliate le potature.

La propagazione si fa tramite semi, che devono essere seminati in autunno. Passato l’inverno all’aperto emetteranno una radichetta in primavera e con la sola radichetta passeranno un altro anno fuori per poi far apparire le loro prime foglie nella primavera successiva. Fioriranno dopo circa quattro anni.

Altri metodi di propagazione sono la divisione dei cespi per le specie erbacee e l’innesto su tubero di erbacea per le legnose. A queste ultime il tubero di una specie erbacea servirà solo per sopravvivere inizialmente, poi la parte legnosa tra il tubero e l’aria radicherà e il portainnesto sparirà lentamente.

I semi danno la possibilità di mantenere una certa variabilità genetica all’interno di una specie, soprattutto se prodotti da diversi individui incrociati tra di loro. Gli altri due metodi, agamici, servono soprattutto per propagare le cultivars e gli ibridi che si desidera che restino identici nel tempo ma che, anch’essi, sono il risultato di una semina iniziale.

Le specie, oltre che comunque ornamentali, rappresentano una ricchezza naturale ed hanno un interesse botanico, soprattutto se se ne coltivano individui con dati di località. Gli ibridi hanno un valore soprattutto estetico, se piacciono, e rappresentano il risultato di diversi incroci fatti tra individui particolari e aberranti (colori più intensi, trasformazione degli stami in petali o in stami petaloidi, ecc.). Alcuni ibridi, detti primari, sono l’incrocio tra due specie botaniche pure ed indicano una certa compatibilità genetica tra le due specie originarie.

Una nota speciale devo farla per le peonie americane, sezione Onaepia, perché i loro fiori sono più piccoli, di colore rosso-brunastro e rimangono parzialmente chiusi. Non sono forse molto ornamentali, ma testimoniano comunque un interessante risultato della colonizzazione e dell’evoluzione del genere Paeonia nel Nord America.

Paeonia ostii. Una pianta ottenuta dai semi ricevuti direttamente dal suo scopritore, Gianlupo Osti.
Paeonia ostii.
Paeonia peregrina.
Paeonia tenuifolia.
Paeonia clusii subsp. clusii, la rara peonia di Creta.
L’areale di distribuzione del genere Paeonia.

Come coltivare le Gesneriaceae

Anche in questo caso ricordiamoci di fare riferimento alle condizioni in cui le specie di questa famiglia crescono in natura.

Pur con qualche eccezione sono generalmente specie di sottobosco tropicale, che spesso crescono su pendii o su pareti quasi verticali, quindi necessitano di ombra e di un ottimo drenaggio. Alcune sono epifite, ma sempre di luoghi ombrosi.

Durante l’estate amano un terreno sempre umido, ma non fradicio, mentre in inverno, quando solitamente rimane solo la parte sotterranea hanno bisogno di un riposo all’asciutto, con qualche rara annaffiatura, tipo una volta al mese. Quindi verso maggio potrai iniziare ad annaffiare un po’ più spesso ed in ottobre potrai iniziare a tenerle più asciutte.

Non chiedermi “ogni quanto vanno annaffiate?” perché questo dipende da diversi fattori: umidità dell’aria, eventuale vento, grandezza del vaso rispetto alla pianta, capacità di trattenere e rilasciare l’umidità da parte del substrato di coltivazione, intensità della luce solare e naturalmente dalla specie.

Esistono anche le specie che amano le posizioni assolate ed asciutte e queste sono solitamente riconoscibili dagli speciali adattamenti ecologici che potrai facilmente notare, come foglie protette da una fitta peluria, tuberi molto grandi rispetto alla parte aerea della pianta o portamento compatto. Tra queste la più comune è forse Sinningia leucotricha.

Altre specie sono rustiche, a rosetta, e crescono su pareti rocciose o su superfici comunque in pendio e molto sassose. Tra queste potrai trovare alcuni generi diffusi in Cina e le poche specie europee di questa famiglia. Tra le europee voglio citarti Jankaea heldreichii, endemica delle zone più ombrose e fresche del Monte Olimpo. Questa cresce soprattutto in primavera ed autunno, mentre in inverno è quasi ferma per le basse temperature ed in estate si dissecca quasi completamente per poi reidratarsi e riprendersi con le prime piogge autunnali (adattamento al clima mediterraneo, clima insolito per le Gesneriaceae).

La propagazione è facile ed intuitiva nelle specie rizomatose e/o ramificate in quanto possono moltiplicarsi per divisione dei rizomi o per talea. Il genere Saintpaulia e Streptocarpus si propagano anche per talea di foglia. Titanotrichum oldhamii produce dei propaguli sull’asse dell’infiorescenza che, una volta distaccatisi, producono nuove piantine se arrivano a contatto con il suolo. Molte specie nel genere Sinningia rigenerano un tubero anche nel caso in cui ne avrai fatto talee di ramo. Tutte sono capaci di riprodursi da seme, da seminarsi in superficie e da tenere in condizioni ottimali e mai estreme. Per la produzione di frutti spesso hanno bisogno di impollinazione incrociata, anche se alcune specie fruttificano e danno semi fertili anche nel caso di autoimpollinazione di un singolo individuo.

Se vuoi, puoi chiedermi, come sempre, ulteriori consigli nei commenti qui sotto o sulla mia pagina di Facebook che potrai trovare al seguente link: https://www.facebook.com/gianlucacorazzablogger/

Come coltivare le geofite mediterranee

Bulbi, tuberi, cormi e rizomi di specie che crescono intorno al Mediterraneo e in altre zone con un clima simile hanno una loro caratteristica: crescono, più o meno, dall’autunno alla primavera. In estate vanno in riposo e spesso trascorrono questa stagione senza foglie.

Anche nel coltivarle devi assolutamente rispettare il loro ciclo vegetativo. Durante l’estate devono restare all’asciutto. Se però le coltivi in vaso evita che questi rimangano esposti al pieno sole dalla mattina alla sera perché gli organi sotterranei di riserva potrebbero letteralmente cuocersi. In natura il terreno viene riscaldato solo dall’alto e la temperatura diminuisce con la profondità. Qui parliamo di profondità di qualche centimetro o decimetro e quindi non prendiamo in considerazione il gradiente geotermico che in questo caso è irrilevante. I vasi nel tardo pomeriggio sono già caldi da ore e, via via che il sole cala sull’orizzonte, iniziano ad essere riscaldati anche lateralmente togliendo alle piante la possibilità di evitare le alte temperature rifugiandosi in profondità sotto forma di bulbi e organi simili.

Ti consiglio quindi di coltivarle in piena terra o, se le coltivi in vaso, di tenere i vasi in ombra o in ombra parziale durante l’estate, tanto non hanno bisogno di luce quando sono senza foglie.

Il terreno deve essere generalmente ben drenato, spesso può andar bene un terreno da succulente, lasciato però umido durante l’inverno.

Se opterai per un vaso ricorda che questo deve essere profondo poiché le radici esploreranno solo la parte bassa, dall’organo di riserva in giù. Nel caso in cui quest’ultimo fosse già profondo capirai che alle radici rimane ben poco spazio in fondo al vaso in cui crescere. Tutto il terreno soprastante servirà solo a coprire l’organo di riserva e le radici non lo esploreranno, non lo asciugheranno ed esso resterà talvolta più umido del dovuto. In piena terra, invece, la parte più asciutta del terreno è solitamente quella superficiale.

I vasi hanno solitamente la stessa profondità del loro diametro per cui ti consiglio di coltivare diversi bulbi in un vaso che per essere abbastanza profondo sarebbe altrimenti troppo largo per una sola pianta. Questo è vero soprattutto per le geofite profonde, come Pancratium e Lycoris.

Mi chiedo se non sarebbe meglio usare pomice pura per finire di riempire un vaso con una specie di geofita coltivata al suo interno, lasciando il “vero” terreno solo nella parte bassa dove crescono e lavorano le radici. Dalle radici in su, un inerte non assorbente, isolante e ben arieggiato non potrebbe fare che bene alla salute della pianta. Ma questo devo ancora sperimentarlo.

Se hai la possibilità di coltivare le tue geofite mediterranee in piena terra sarà tutto più semplice, a patto che tu le protegga da erbacce e da animali che potrebbero mangiarle (ad esempio cinghiali ed istrici).

Ricorda che nel coltivarle dovrai, anche in questo caso, fare sempre riferimento all’ambiente naturale in cui crescono, perché di climi mediterranei, caratterizzati da estati asciutte, ne esistono di diversi tipi e non solo intorno al Mediterraneo. Alcuni sono quasi desertici, altri quasi oceanici. Oltre tutto poi sono diversi anche i terreni in cui le geofite possono crescere. Si va, ad esempio, dalla sabbia pura in cui cresce Pancratium maritimum al terreno ricco di humus, ma sempre ben drenato, in cui crescono Ambrosina bassii e varie specie di Cyclamen. Inoltre si hanno terreni acidi e terreni alcalini.

Un metodo che mette parzialmente insieme la coltura in piena terra e quella in vaso e che viene solitamente usato nelle serre di orti botanici e collezionisti nordici è quello che vede i vasi di terracotta immersi in letti di sabbia, sia a terra che su pancali rialzati. Nei vasi umidità e temperatura non subiscono grandi e rapidi sbalzi a causa della sabbia leggermente umida che avvolge tutto. La terracotta permette all’umidità di passare dai vasi alla sabbia quando è in eccesso e dalla sabbia ai vasi quando scarseggia. Inoltre i vasi non vengono a surriscaldarsi lateralmente per l’irradiazione solare. Il terreno nei vasi è poi solitamente coperto da ghiaia fine (tipo da acquario, 3-6 mm) per diminuire la traspirabilità superficiale e per evitare la formazione di croste e muschi. Questa pacciamatura di ghiaietta inoltre impedisce in parte lo sviluppo di erbacce e costituisce anche una rifinitura estetica.

Quali sono alcune delle più interessanti geofite mediterranee? Senza dubbio le più vistose sono le Amaryllidaceae del Sud Africa occidentale: diverse specie nei generi Brunswigia, Amaryllis, Nerine, Cyrtanthus, Gethyllis, Haemanthus. Anche le più propriamente mediterranee Sternbergia, Narcissus e Pancratium non sono da meno e trovo degne di nota pure Arum, Biarum, Dracunculus, Eminium ed Helicodiceros. Il genere Iris ha diverse specie mediterranee tra cui tutto il sottogenere Oncocyclus, Iris sicula e Iris hellenica sono caratterizzate da una vera e propria deciduità estiva.

L’aiuola delle geofite

Nel caso tu non lo sapessi già, le geofite sono le specie la cui gemma apicale si trova sotto il livello del suolo. Quindi sono generalmente geofite le specie dotate di tuberi, bulbi, cormi e rizomi. Hanno i loro organi sotterranei di riserva per attraversare periodi di riposo, durante i quali spesso perdono le foglie.

Quando il clima e le altre condizioni ambientali lo consentono, coltivare le proprie geofite in piena terra darà senz’altro risultati migliori. Il vaso è più suscettibile alle variazioni di temperatura e di umidità.  La piena terra consente invece un ambiente più costante e in cui le radici possano svilupparsi liberamente.

Per avere successo nella coltivazione la regola numero uno è quella di riuscire a garantire le condizioni ambientali che ogni specie ha nel suo ambiente naturale.

Questo vale per tutte le piante. Risulta quindi fondamentale sapere se una specie cresce in natura in un terreno drenato o meno, acido o alcalino, sassoso, sabbioso o compatto, ricco o povero di materiale organico; se nel suo areale di distribuzione naturale le piogge cadono in estate, in inverno o continuamente; quanta pioggia cade e l’andamento delle temperature durante tutto l’anno; se le piante crescono al sole, all’ombra, vicino o lontano da corsi d’acqua. Insomma bisogna che tu conosca l’habitat, fino ad immaginarti la specie in questione inserita nel suo ambiente. Vederle in natura ed essere capaci di analizzare l’habitat è la cosa migliore. Una foto in natura ed una mappa climatica ti potranno aiutare più di tante raccomandazioni da imparare a memoria. Ricordarti, ad esempio, che una specie cresce nella gariga mediterranea sassosa della Sardegna è più semplice che doverti tenere a mente che, senza sapere perché, ha bisogno di un terreno sassoso, leggermente acido, ben drenato, che non deve essere annaffiata in estate, che deve stare in posizione assolata, che in inverno ha bisogno di fresco ed umido ma non di molti gradi sottozero, che probabilmente i suoi semi germineranno con le prime piogge autunnali dopo una dormienza estiva.

Al momento dell’acquisto non fare domande come “Ogni quanto va annaffiata?” ma informati invece sul luogo di provenienza.

Torniamo ora alla nostra aiuola. In essa potrai inserire specie con requisiti simili ed adattabili alle condizioni che lì troveranno.

Io, ad esempio, ho costruito un’aiuola per le iris barbate del Mediterraneo e delle zone limitrofe. L’ho fatta per le specie botaniche, perché in genere io non coltivo ibridi. Mi piace infatti osservare ciò che ha creato la natura attraverso l’evoluzione naturale. Gli ibridi selezionati e dei quali si è perfino persa la genealogia saranno sicuramente più vistosi, ma personalmente li trovo molto meno interessanti e significativi.

Ho quindi dovuto provvedere a dar loro un terreno ben drenato, calcareo e delle condizioni meteorologiche mediterranee.

L’area da me scelta si trova in una radura del mio oliveto, con terreno sassoso e ben drenato, in pendenza, ma leggermente acido in quella zona. Inoltre tassi, istrici e cinghiali potrebbero causare danni.

Ho fresato il terreno e l’ho ricoperto con circa 5 cm di terra sassosa e molto calcarea per poi fresarlo di nuovo per amalgamare il tutto. Oltre al drenaggio, la pendenza ha eliminato ogni rischio di ristagno idrico. Ho infatti notato che le iris selvatiche crescono solitamente in zone in pendenza e ho quindi dato anche quest’ultima caratteristica al terreno della loro aiuola. Poi ho dovuto costruire un recinto elettrico di protezione dagli animali che potrebbero mangiarsi i rizomi. Uno di quei sistemi appositi per i pascoli e per gli allevamenti in cui la corrente dà la scossa ma non è assolutamente pericolosa. Non ti venga in mente di fare una cosa simile ma collegandoci la corrente elettrica a 220 V che è nelle abitazioni!!!

Nel caso in cui tu non avessi un terreno in pendenza ti consiglio di provvedere a costruire un’aiuola rialzata. Si tratta praticamente di realizzare una cornice di tavole trattate (altrimenti marciscono) o di materiali prefabbricati alta 25-30 cm e di riempirla a strati di materiali drenanti e di substrato di coltivazione.

La cosa migliore è mettere uno strato di ghiaia di circa 5-10 cm sul fondo, in modo da interrompere l’assorbimento di umidità per capillarità dal sottosuolo, coperto in seguito da una miscela di terra di campo (40%), sabbia ventilata (20%)e lapillo vulcanico (o simile) (40%).

Una volta preparata l’aiuola potrai piantare le tue geofite alle dovute profondità e, volendo, potrai anche mettere un ultimo strato di ghiaia fine come pacciamatura dalla quale poi spunteranno le parti aeree delle varie piante.

Ricordati di non mescolare piante a crescita estiva e piante a crescita invernale, altrimenti annaffiando quelle a crescita estiva causerai danno a quelle a crescita invernale che in estate hanno bisogno di siccità. Per il resto lascio alle tue preferenze la disposizione delle specie ma ti ricordo che una collezione ben cartellinata ha un notevole valore in più, soprattutto se si tratta di specie botaniche, cioè di piante naturali e non di ibridi creati dall’uomo. Sarebbe opportuno indicare il nome della specie, i dati di località (cioè da dove viene ogni preciso individuo) e magari anche l’anno di introduzione. Si può anche indicare un numero di accessione, cioè un numero a cui su un registro a parte corrispondano eventuali note aggiuntive su quegli specifici esemplari, come si fa o si dovrebbe fare negli orti botanici.

Sarà inoltre bene assicurare che ogni specie abbia uno spazio abbondante, sufficiente per la crescita futura e ben distanziato dalle altre in modo che tu possa lavorare agevolmente nell’aiuola ed evitando che piante diverse si intersechino. Soprattutto se si optasse per coltivare cloni diversi per ogni/alcune specie bisognerà prestare molta attenzione a non mescolarli poiché potrebbe diventare molto difficile distinguerli in seguito.

In special modo quando si tratta di specie rare, o anche semplicemente di accessioni rare, il tenerne diversi cloni e riprodurli sessualmente tra di loro garantisce il mantenimento di una certa biodiversità preziosa.