Un po’ di tassonomia per tutti

Molti non affrontano nemmeno l’argomento. “Tanto non ci capisco nulla” pensano. Invece è essenziale sforzarsi un po’, imparare e migliorarsi sempre. La tassonomia non è più complicata delle istruzioni di un cellulare che tutti usiamo. Serve a mettere in ordine le piante nel nostro cervello. Serve a capirle di più nel loro insieme e nella loro unicità. Serve anche per semplicemente intendere in modo univoco ed universale di cosa si sta parlando quando si parla di piante.

Cominciamo dal significato della parola. Un taxon (plurale: taxa) è ogni insieme di individui aventi certe caratteristiche più o meno generiche. È un taxon una specie, una famiglia, un ordine, una varietà, ecc. Olea europaea, Narcissus tazetta subsp. aureus, Cucurbitaceae, Gymnospermae, Hippeastrum, Lamiales sono tutti taxa, ad esempio. Quindi tassonomia significa mettere i nomi ai taxa, cioè a questi gruppi.

La tassonomia prima di Linneo praticamente non esisteva ed i nomi dei taxa erano descrizioni in latino comprendenti diverse parole. Linneo organizzò la tassonomia utilizzando il sistema binomio per le specie: ogni specie da allora viene identificata utilizzando due sole parole. La prima, scritta in corsivo e sempre con l’iniziale maiuscola, indica il genere, mentre la seconda, scritta ancora in corsivo ma con l’iniziale minuscola, è l’epiteto specifico che indica la specie all’interno del genere.

All’indicazione binomia della specie segue l’autore o gli autori di tale nome, scritti in caratteri normali (non in corsivo) e più o meno abbreviati. A sua volta seguono il titolo della rivista o dell’opera in cui appare la pubblicazione (spesso in forma abbreviata) e l’anno di pubblicazione di tale specie (dopo vedremo cos’è la pubblicazione).

Nel parlare e nello scrivere comune si usa spesso la sola indicazione binomia, o si indica l’autore solo alla prima citazione di ogni specie all’interno di ogni articolo, salvo che sia necessario indicarla più di una volta per chiarezza.

A volte i nomi scientifici cambiano. Non cambiano però perché a qualcuno piace di più un nome nuovo. Cambiano perché si è capito (o si pensa di aver capito) qualcosa in più di quel taxon. Si può capire, ad esempio, che una specie non fa più parte di un genere perché le sue caratteristiche sono più affini a quelle di un altro genere o di un nuovo genere appositamente creato, oppure un genere viene scisso in diversi generi ognuno con le proprie caratteristiche d’insieme analizzate più in dettaglio, oppure una famiglia viene portata a livello di sottofamiglia. Un nome non può essere cambiato perché è stato scritto male nella sua prima pubblicazione. Rimane come è stato pubblicato. Ad esempio, il genere Huernia sarebbe dovuto essere Heurnia, per commemorare J. van Heurn, ma il tipografo si sbagliò e Huernia è rimasto.

A proposito di tipografi; oggi una pubblicazione botanica è accettata anche non cartacea, se pubblicata in formato pdf in riviste od opere che abbiano il codice ISBN (International Standard Book Number).

Una cosa è certa: due specie diverse non possono avere il solito nome. Nel caso in cui qualcuno pubblicasse un nome già esistente questo sarebbe illegittimo perché vale la regola della priorità.

Se invece si pubblicasse con nome diverso una specie già pubblicata in passato con un primo nome, questo secondo od ulteriore nome sarebbe solo un sinonimo.

Nel caso in cui un nome venga pubblicato per la prima volta senza rispettare tutte le regole per “presentarlo alla scienza” come si deve questo sarebbe un nome invalido e un’eventuale seconda specie con lo stesso nome (ma pubblicato secondo le regole) sarebbe correttamente denominata e mantenibile.

Avrai forse notato che nell’indicazione dell’autore appaiono talvolta alcune parole od abbreviazioni tra parentesi. Sono il nome dell’autore del basionimo, cioè del primo nome correttamente attribuito ad un solito certo gruppo di individui. Nome che poi è cambiato.

La parola “ex” che appare talvolta nell’indicazione degli autori significa che il nome del taxon è stato proposto da chi è indicato prima della parola “ex” ma che poi è stato validamente pubblicato dall’autore che la segue. Nel caso in cui si debba fortemente abbreviare si può indicare solo il secondo autore, cioè quello pubblicante; non viceversa.

Con questa casistica, ma ce ne sarebbe anche molta altra, avrai già capito perché per essere univoci sia necessario indicare anche l’autore di ogni taxon ed eventualmente anche l’anno di pubblicazione e la rivista o l’opera in cui è apparsa la pubblicazione.

Vediamo ora cosa si intende per “pubblicazione” di un taxon. Vediamolo con il caso più semplice e frequente: una nuova specie.

La pubblicazione può apparire all’interno di un articolo più ampio, ma le parti essenziali sono:

  • il nome binomio seguito dall’autore e, solo in questa sua prima apparizione, anche dall’indicazione latina “species nova” o dall’abbreviazione “sp. n.” o altra.
  • la diagnosi, cioè la descrizione delle caratteristiche tipiche che la specie in questione ha e che la diversificano da altre simili. La diagnosi dai tempi di Linneo al 2012 doveva essere scritta in latino. Dal 2012 si può scegliere tra latino ed inglese. La diagnosi non è la descrizione totale della pianta, che quasi sempre viene comunque pubblicata, ma solo l’indicazione di come riconoscerla.
  • La designazione di un olotipo, cioè di un campione d’erbario a cui tutti gli individui della stessa specie dovranno essere uguali (o quasi), ed eventualmente di isotipi, cioè di campioni simili alternativi o “di scorta”. Quando per vari motivi un olotipo vada perso o distrutto si potrà procedere a designare un “nuovo sostituto” che si chiamerà lectotipo.
  • L’indicazione di dove i tipi di cui sopra sono stati raccolti (nome del luogo e/o coordinate geografiche)
  • L’indicazione di chi li ha raccolti (ed eventualmente del codice/numero assegnato dal raccoglitore al campione, di un fieldnumber)
  • L’indicazione di quando sono stati raccolti
  • L’indicazione dell’erbario, e più precisamente del suo codice dell’Index Herbariorum, in cui sono stati depositati (ed eventualmente del codice/numero ad essi attribuito dall’erbario).

Quando invece un nome binomio cambia bisogna indicare il nome dell’autore del basionimo tra parentesi seguito dal nome dell’autore attualmente pubblicante e dall’indicazione “comb. et stat. n.” o “stat. n.” o “comb. n.”, cioè l’abbreviazione latina per “combinazione e stato nuovi” o per solo uno dei due. Cambia solo la combinazione quando, ad esempio, una specie passa da un genere ad un altro, mentre si ha lo stato nuovo quando, sempre ad esempio, una sottospecie passa al rango di specie.

Ti faccio qualche esempio con qualche spiegazione.

Arisaema triphyllum (L.) Schott, Melet. Bot. 1: 17. 1832, ha come basionimo Arum triphyllum L. Sp. pl., ed. 2. 2: 1368. 1763 [Aug 1763]  perché Linneo (abbreviato “L.”) nel 1763 non lo aveva riconosciuto come facente parte del genere Arisaema (che nemmeno esisteva all’epoca) ma lo riteneva attribuibile al genere Arum. Poi Schott nel 1832 lo inserì nel genere Arisaema che nel frattempo era stato creato.

Opuntia macrorhiza Engelm. Boston J. Nat. Hist. 6: 206. 1850, è un nome accettato che ha come sinonimo Opuntia mackensenii Rose Contr. U.S. Natl. Herb. 13: 310 (t. 67). 1911. Il secondo nome qui è solo un sinonimo poiché pubblicato nel 1911 quando esisteva già un nome per la stessa specie dal 1850 pubblicato sul Boston Journal of Natural History.

Iris adriatica Trinajstić ex Mitić — Phyton (Horn) 42(2): 307. 2002 era già stato pubblicato da Trinajstić ma il nome era invalido perché non aveva indicato l’olotipo e non era stata fatta la diagnosi in latino (due errori grossolani, a dir la verità). Nel 2002 Božena Mitić lo ripubblica correttamente evidenziando che il nome era già stato suggerito da Ivo Trinajstić. “(Horn)” indica la città austriaca della casa editoriale che pubblica “Phyton”, mentre i numeri seguenti sono relativi al volume, al fascicolo, alle pagine e alla data della pubblicazione.

Be’, spero di non averti annoiato troppo, ma ritengo che siano cose che una persona che si interessi seriamente di piante debba sapere. Cose che purtroppo non si trovano facilmente in giro, soprattutto in italiano. Se invece vuoi approfondire l’argomento non ti resta che consultare l’International Code of Botanical Nomenclature.

 

 

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