Piantiamola!

In tutto il mondo si stanno moltiplicando le iniziative per piantare alberi contro la deforestazione; ma sono queste azioni ecologicamente corrette?

Solo se si intende creare uno spazio alberato artificiale, come un parco urbano, un giardino o un arboreto. Se invece lo scopo è contribuire a ricreare una foresta distrutta la risposta è: “No!”

Vi spiego perché.

Una foresta è frutto dell’evoluzione di un luogo e delle specie che la abitano e la formano. La sua presenza non è dovuta al fatto che qualcuno ce l’avesse “piantata”. Non è composta di soli alberi, ma è un ecosistema complesso, fatto di relazioni tra specie, di geni che competono da milioni di anni, di mutazioni vincenti e perdenti, di risultati di selezioni naturali che ancora stanno avvenendo. Pretendere di ricrearla, dopo averla distrutta, sostituendola con alberi qualsiasi sarà solo un’opera riduttiva, un inquinamento genetico permanente; anche se gli alberi piantati saranno delle stesse specie che c’erano in precedenza. Già, perché ogni specie, anche noi, ha delle piccole differenze da luogo a luogo e all’interno dello stesso luogo. Magari tra un milione di anni queste differenze sarebbero aumentate e avrebbero portato a specie diverse, oppure si sarebbero estinte o rimescolate. Sono gli ecotipi locali.

Anche le piante coltivate nelle collezioni botaniche hanno più valore se se ne conoscono i dati di località.

Quindi piantiamola di piantare! Piantiamola di piantare nei boschi i nostri alberi di Natale. Piantiamola di piantare alberi nel deserto, magari dove è naturale che ci sia il deserto. Piantiamola di piantare alberi a caso dove le foreste sono state distrutte. Piantiamola di piantare specie alloctone.

E allora cosa dobbiamo fare?

Dobbiamo lasciar fare alla natura. Lasciare che gli alberi (e non solo) ricrescano spontaneamente da semi pervenuti dalle zone limitrofe ancora intatte. Dobbiamo evitare che si insedino specie alloctone. Se proprio si vuole piantare qualcosa, che si piantino gli ecotipi locali, se disponibili, e se ne consenta poi la disseminazione spontanea.

Teniamo poi bene a mente, che non tutto ciò che abbiamo distrutto potrà essere restaurato; quindi smettiamo di distruggere e di fare troppi figli che poi distruggeranno. Cerchiamo di proteggere ciò che di naturale è rimasto e lasciamo che le ferite ambientali si risarciscano spontaneamente, per quanto possibile. Se si interviene facciamolo fare a naturalisti competenti. Cerchiamo di promuovere la conoscenza e la scoperta della natura in quanto attività indispensabili per poterla poi proteggere e continuare a vivere su questo pianeta.

Foresta primaria nella Riserva Nazionale di Tambopata, Perù.

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